Spezia, Nicol Angelozzi racconta papà Guido: «È la mia vita». Emozioni e ricordi nella festa dei 120 anni

La conduttrice di Rai Radio 2 e attrice ha vissuto al Picco una serata speciale, ritrovando il legame con la città e condividendo con il padre, direttore dell’area tecnica aquilotta, un fine settimana ricco di emozioni.

Per Nicol Angelozzi, conduttrice di Rai Radio 2 e attrice, la serata dedicata ai 120 anni dello Spezia non è stata soltanto una festa da vivere sugli spalti del ‘Picco‘. È stata soprattutto l’occasione per ritrovare e trascorrere del tempo accanto a papà Guido Angelozzi, direttore dell’area tecnica aquilotta. Intervistata dal collega Francesco Busoni sulle pagine de Il Secolo XIX, Nicol ha raccontato il rapporto speciale con la città ligure e i ricordi legati al periodo in cui il padre vi aveva già lavorato.

«Ho sempre avuto un forte legame con Spezia, perché l’ho vissuta quando ero più piccola e ho tanti ricordi. Noi siamo catanesi e per me le città di mare sono la vita. Mio padre mi diceva sempre che poteva andare a lavorare ovunque, ma che quando c’era il mare si sentiva benissimo».

Per questo, quando ha saputo del ritorno del padre nel club bianco, la reazione è stata immediata: «Quando mi ha detto che tornava a Spezia, ho pensato: “Non ci credo, ma è bellissimo”».

L’accoglienza della città e le emozioni al Picco

Nicol vive a Roma, dove conduce dal lunedì al venerdì un programma musicale insieme a Gino Castaldo. Alla prima occasione libera ha però raggiunto Spezia, rimanendo colpita dall’affetto riservato al padre. «Il giorno prima della partita passeggiavamo e mio padre veniva fermato da tutti. Ho percepito una sensazione di famiglia, di casa. È bello sapere che una persona della tua famiglia si trova in un posto dove è voluta bene e stimata».

Un fine settimana reso ancora più speciale dalla visita alla nuova area museale dello Spezia, dove ha ritrovato anche una fotografia di Guido. «È stato un fine settimana bellissimo, mi sono emozionata tantissimo. Durante la partita ho vissuto i novanta minuti con un po’ d’ansia, come credo sia successo a tutti».

Una famiglia unita anche a distanza

Nella storia degli Angelozzi la distanza è stata a lungo una componente della quotidianità. Nicol è cresciuta in Sicilia con la madre, di origine tedesca, mentre il padre era spesso lontano per motivi professionali. Una lontananza che, tuttavia, non ha mai compromesso il rapporto tra i due.

«Sono stata fortunata, perché non mi sono mai mancate le cose più importanti: l’amore e la presenza. Anche se non lo vedevo tutti i giorni, mio padre non mancava mai con le chiamate e i messaggi. Non sono mai mancati il suo sostegno, la sua capacità di spronarmi e il fatto di credere in me».

Oggi le occasioni per stare insieme sono aumentate: «Lui viene anche a Roma, vedo più lui che mia sorella che è tornata in Sicilia. Siamo sparsi per l’Italia, ma abbiamo trovato il nostro equilibrio».

Il calcio, il carattere e gli insegnamenti di papà Guido

Il mondo del pallone è entrato inevitabilmente anche nella vita di Nicol, che segue le notizie e si tiene informata sulle squadre: «Credo sia una cosa un po’ genetica, presa da mio padre». E il carattere schietto di Guido, ben conosciuto nell’ambiente calcistico, non cambia quando si torna a casa. «È uguale anche a casa. Papà è una persona estremamente sincera, non ti direbbe mai una bugia per non farti crescere. Mi dice sempre di studiare, di stare attenta e di non smettere mai di essere me stessa. Sembra molto duro, ma quando vuole sa essere anche dolcissimo».

Poi, una frase che racchiude il significato di tutto il racconto e il legame profondo tra padre e figlia: «Mio padre è la mia vita».

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