Dopo le due stagioni in prestito allo Spezia, il giovane attaccante Francesco Pio Esposito ha convinto pienamente l’Inter che, inizialmente intenzionata a darlo nuovamente in prestito, ha poi deciso di trattenerlo alla corte di mister Cristian Chivu.
Chi ha creduto fortemente nel talento del classe 2005 ed ha contribuito alla sua esplosione tra i grandi è, senza dubbio, mister Luca D’Angelo che lo ha avuto proprio nel club ligure. Il trainer aquilotto ha parlato del centravanti stabiese ad ‘Insider’, format presente sulla piattaforma Sky Sport:
LAVORATORE INFATICABILE – “La prima impressione è stata che era molto forte e con un grande talento che alimenta con il lavoro. Ecco, una delle qualità migliori che ha come persona questo ragazzo è l’essere un gran lavoratore. Cerca sempre la perfezione attraverso l’allenamento. A volte io e i miei collaboratori eravamo molto più stanchi di lui”.
ALLENAMENTI EXTRA – “Ci chiedeva di restare e di arrivare prima. Ha questa convinzione, giustissima, che tramite il lavoro possa ottenere i miglioramenti che desidera vedere. Ci domandava proprio di lavorare sempre di più”.
PROFESSIONISTA SERIO – “Giovanissimo, serio e professionale. Sa stare in gruppo e questo è fondamentale: si fa ben volere e si mette anche a servizio della squadra. In poche parole, si spende per gli altri. Io l’ho conosciuto a 18 anni, appena uscito dalla Primavera, e posso dire che raramente ho visto un simile atteggiamento”.
ORA ALL’INTER – “Non so se possa fare la differenza, ma so che ci può stare e non sfigurare. Farà la differenza in qualsiasi categoria, ma lui farà la sua parte alla grande”.
CONTATTI CONTINUI – “Ci sentiamo molto spesso, ma non per consigli che giustamente ora riceve da un allenatore che lo conosce fin da bambino. Parliamo di tante cose, io gli faccio le classiche domande da ‘tifoso dell’Inter’. Mi ha chiamato anche per il mio compleanno. A volte qualche giocatore è in chiamata con lui e mi urla: ‘Mister ti saluta Pio!’. Qualche giorno fa è venuto a vedere un nostro allenamento, nonostante il caldo torrido è rimasto lì a guardarci per tutto il tempo”.


