La vittoria dello Spezia sul campo del Pescara non ha lasciato soltanto il segno nella classifica delle Aquile. Il successo per 1-2 all’Adriatico-Cornacchia ha attirato anche l’attenzione degli addetti ai lavori per il modo in cui la squadra di Marco Turati ha interpretato la partita.
Un dettaglio emerso durante la conferenza stampa post gara ha colpito particolarmente. Alcuni giornalisti pescaresi hanno sottolineato al tecnico aquilotto una similitudine importante: il gioco proposto dallo Spezia, per mentalità e atteggiamento offensivo, ricorda quello visto in passato a Pescara con Zdeněk Zeman. Un accostamento sicuramente significativo, soprattutto considerando la giovane esperienza di Turati nel ruolo di allenatore, ma che testimonia il riconoscimento esterno per il lavoro svolto dall’ex tecnico del Siracusa.
Mentalità offensiva e ricerca continua del gol
Il punto di contatto più evidente riguarda l’atteggiamento delle due squadre. Lo Spezia di Turati non sembra una formazione intenzionata a difendere il risultato una volta trovato il vantaggio, ma continua a proporre gioco e a cercare la rete anche nei momenti in cui potrebbe abbassare il ritmo.
Una filosofia che richiama quella delle squadre di Zeman, basata su intensità, verticalizzazioni e una costante ricerca della porta avversaria. Le differenze, naturalmente, sono molte e il paragone va letto soprattutto sotto il profilo dell’identità calcistica.
Turati del resto, come riporta anche il collega Busoni sulle pagine de Il Secolo XIX, ha costruito una squadra profondamente diversa rispetto a quella che soltanto pochi mesi fa aveva vissuto proprio in Abruzzo la matematica retrocessione, riuscendo a dare una nuova immagine allo Spezia.
Ma, aggiungiamo noi di Calcio Spezia, il significato della scelta di Turati da parte del D.t. Angelozzi era proprio questo: dare discontinuità ai temi tattici degli ultimi quattro anni in casa Spezia dove si era sempre visto un 3-5-2 abbastanza monocorde. Non a caso “Guidone Nostro” ha cercato tra i tecnici contattati con maggiore insistenza l’ex collaboratore di Vincenzo Italiano, altro tecnico che lo stesso Angelozzi aveva scelto in tempi non sospetti per guidare lo Spezia. E che guarda caso aveva portato in Serie A il Club di via Melara per la prima volta nella sua storia ultra centennale.
Turati, che sembrava ormai in procinto di passare al Catanzaro in Serie B, quando ha risentito odore di Spezia non ci ha messo molto per fare dietrofront con i giallorossi e legarsi nuovamente al Club di via Melara. L’ex difensore a livello tattico ricorda molto Italiano: difesa a quattro e tridente, con variazione sul tema con tre trequartisti dietro un unico centravanti, pressing altissimo ed esesperato, aggressione degli spazi, terzini che spingono molto, mezzali che si inseriscono e una difesa altissima, che oggettivamente a volte è un rischio, ma lo era anche con Italiano. E se già Italiano era stato paragonato a Zeman un nuovo paragone tra il boemo e l’attuale tecnico dello Spezia è più che naturale.
Il 4-3-3 e i nuovi interpreti
Anche il sistema di gioco presenta alcune similitudini. Il tecnico aquilotto parte spesso dal 4-3-3, modulo che può trasformarsi in un 4-2-3-1 durante le varie fasi della partita, chiedendo ai giocatori grande capacità di adattamento.
Se nel Pescara di Zeman c’era un giovane Marco Verratti capace di muoversi tra centrocampo e trequarti, oggi nello Spezia quel ruolo di giocatore creativo e dinamico può essere associato a Limonelli, elemento sempre più importante negli equilibri della squadra, soprattutto dopo l’infortunio gravissimo di Florenzi, ma non va dimenticata la classe cristallina di Kaleb Jimenez.
Sugli esterni Cardinali e Cazzadori, ma anche il giovane Durmush il cui ingresso in campo all’Adriatico-Cornacchiaè stato devastante e ha permesso di spostare ulteriormente gli equilibri della partita, incarnano invece la voglia di attaccare l’uomo e di puntare direttamente la porta, caratteristiche che in quella squadra appartenevano a giocatori come Lorenzo Insigne e all’ex aquilotto Marco Sansovini.
Mazzocchi come riferimento offensivo
Davanti, Turati ha scelto di affidarsi all’esperienza di Simone Mazzocchi, un attaccante con caratteristiche diverse rispetto ai grandi bomber valorizzati da Zeman, ma diventato fondamentale per il lavoro svolto al servizio della squadra. Il tecnico lo ha stimolato fin dall’inizio del campionato, invitandolo a dimostrare ancora tutto il proprio potenziale. Forse è questa la maggiore differenza con il Pescara di Zeman che aveva in Ciro Immobile il proprio bomber che iniziava a farsi conoscere al grande calcio e da lì a poco diventò implacabile con la maglia della Lazio dopo i passaggi a Torino e Borussia Dortmund.
Turati e la sfida delle “mini partite”
La filosofia dell’allenatore dello Spezia emerge anche dalle sue scelte durante le partite. Turati parla spesso della necessità di vincere tutte le piccole sfide che si sviluppano nei novanta minuti.
Contro la Vis Pesaro, con la squadra avanti di due reti, aveva inserito Di Serio già nell’intervallo al posto di Bright per mantenere alta l’intensità. A Pescara, dopo il gol del momentaneo pareggio di Parigi, ha continuato a chiedere ai suoi giocatori di non arretrare. Una mentalità premiata dal gol decisivo del definitivo 1-2, arrivato al termine di una gara interpretata senza rinunciare alla propria identità, un gol realizzato da Zilli che aveva preso proprio il posto di Mazzocchi facendo storcere il naso per il cambio del Capitano Aquilotto a qualche tifoso.
L’omaggio di Turati a Zeman
Al termine della partita il tecnico aquilotto ha accolto il paragone con grande rispetto: “Essere anche solo lontanamente accostato a un maestro come Zeman è un onore”. Un riconoscimento importante per un allenatore che, però, resta concentrato sul percorso di crescita della sua squadra. Perché al di là dei paragoni con il passato, lo Spezia di Turati deve essere proprio questo. Ci spieghiamo meglio: “Lo Spezia di Turati” vuole (e deve) costruire una propria identità, partita dopo partita.


