Dopo 550 giorni di assenza dai campi e quasi tre anni dall’ultima partita con la maglia dello Spezia, Salva Ferrer è tornato in campo accolto dall’ovazione dell’Alberto Picco, in un momento che ha commosso tifosi e compagni. La sfida contro il Cosenza ha segnato non solo il ritorno di un calciatore, ma la rinascita di un uomo che ha affrontato e superato la malattia.
Un salvataggio che vale più di un gol
Il difensore spagnolo è rientrato in campo con il numero 4 sulle spalle e, nel finale della partita, ha compiuto un intervento provvidenziale che ha evitato il possibile 3-2 dei rossoblù, suggellando così un rientro già carico di emozione. «Meno male che è andata bene», ha confidato Ferrer a La Gazzetta dello Sport, «finire la partita con una chiusura sbagliata e un gol preso non sarebbe stato il massimo».
La scoperta per caso, poi la battaglia silenziosa
La diagnosi è arrivata in modo inatteso. Ferrer si trovava a Cipro, in prestito all’Anorthosis, quando ha notato un nodulo al collo. «Appena lo vieni a sapere pensi al peggio», ha raccontato. La sua reazione è stata quella di aggrapparsi al pensiero positivo, rifiutando di lasciarsi abbattere: «Io sono fatto così, mi convinco di cose. In quel momento ero convinto di non essere malato, anche se me lo avevano appena detto».
Durante il trattamento, Ferrer ha cercato di distogliere lo sguardo dalla malattia: «Pensavo a non guardarmi allo specchio per non vedermi gonfio e calvo. Non so se è il modo giusto, ma è stato il mio», ha detto, sottolineando come la negazione visiva fosse per lui una forma di resistenza emotiva. Nonostante la consapevolezza della gravità della situazione, non ha mai creduto che la malattia avrebbe avuto la meglio sulla sua vita.
Il sostegno dei compagni e l’energia ritrovata
A metà 2024, il terzino aveva già superato nove mesi di cure, ma proprio quando sembrava vedere la luce, il fisico ha ceduto più di quanto si aspettasse. In quei momenti difficili, fondamentale è stato il supporto del gruppo squadra: «Devo tanto a Bandinelli, Colak, Cassata, Vignali, Falcinelli e Chichizola. Quando non mi vedevano al 100%, mi incitavano a non mollare proprio ora».
Futuro incerto, ma il cuore resta allo Spezia
Accanto alla battaglia sportiva e personale, Ferrer ha anche vissuto un momento speciale nella sfera privata: ha chiesto alla compagna Nerea di sposarlo, solo quando si è sentito guarito. Un segnale di rinascita, di progettualità, di speranza.
Ora, l’obiettivo più vicino sono i Playoff di Serie B. «Uno dei miei sogni l’ho già realizzato martedì scorso con il ritorno in campo. Il prossimo? Giocarmi i playoff e diventare un grande calciatore, ovunque sarò la prossima stagione», ha concluso. Il suo contratto scade il 30 giugno, ma una promozione potrebbe riaprire scenari inattesi. Lui e Luca Vignali sono gli ultimi superstiti del gruppo che conquistò la Serie A con mister Vincenzo Italiano. E questa nuova rincorsa, forse, ha ancora una pagina da scrivere.
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