Pio Esposito a SportWeek: “Sono cresciuto, ora nello spogliatoio dico la mia. Dzeko è l’attaccante che mi piace di più”

L'attaccante aquilotto: "Nazionale maggiore? Non voglio farmi aspettative più grandi di me".

Francesco Pio Esposito, attaccante dello Spezia Calcio, ha rilasciato una lunga intervista per il settimanale SportWeek, presente all’interno de La Gazzetta dello Sport. Ecco i passaggi principali:

LA CRESCITA – “Sono cresciuto nel rapporto con le persone. Per esempio, nel confronto col mister o i compagni. Allo Spezia c’è gente come Bandinelli, Cassata, Dragowski che ha campionati di A alle spalle: è ovvio che, da diciottenne, in uno spogliatoio con gente molto più grande, all’inizio non potevo avere la confidenza che avevo coi miei coetanei all’Inter, ma ora dico la mia. Una volta ascoltavo e basta. Qui c’è anche Salvatore, il maggiore di noi tre fratelli. Nelle prime partite, vedendomi agitato, mi diceva: “Se non resti tranquillo, non riuscirai a fare neanche le cose che ti riescono abitualmente”. Mi ha sempre dato buoni consigli. Abitiamo insieme. Una volta cucina lui e un’altra io: credo di essere cresciuto anche nella vita di tutti i giorni”. 

IL CALCIO DEI GRANDI – “Ovviamente molto diverso da quello delle giovanili. Gioco nella squadra con l’età media più bassa della B, e questo mi aiuta, ma in campo la differenza si sente, soprattutto a livello fisico. In Primavera, in area di rigore il difensore la maggior parte delle volte ti guarda soltanto. Mi bastava dargli una piccola spinta per liberarmi. Qua ti arriva addosso uno di novanta chili e faccio molta più fatica a trovare spazio. Ci sto lavorando, sia in palestra, sia in allenamento, perfezionando movimenti utili a smarcarmi”.

IL PREFERITO – “Quello che mi piace di più è Dzeko, per la sua capacità di legare il gioco. Fa un lavoro clamoroso, credo che nessuno come lui sia importante per la squadra”.

DENTRO E FUORI DAL CAMPO – “In campo sono un “9” a cui piace venire incontro e giocare coi compagni, per fare sponde e aprire loro gli spazi. Sono molto forte di testa e bravo nel proteggere palla, devo migliorare nella forza nelle gambe, nella rapidità e nell’attacco alla profondità. Fuori, sono un tipo estroverso”.

L’APPRODO ALL’INTER – “Successe dopo tre anni al Brescia, e so che non era la sola opportunità. Forse è stata la prima società a parlare con papà, e lui ha voluto mantenere la parola data. Avevo 9 anni, e tutti i giorni facevo col pullmino avanti e indietro da Brescia. Ci mettevo un’ora e mezza ad arrivare al campo. Uscivo da scuola all’una e mezza, alle tre prendevo il pullman, alle cinque c’era allenamento, alle sette ripartivo, alle otto e mezza ero a casa e dovevo fare i compiti. Il giorno dopo uguale e il giorno dopo ancora. È stata dura. Mi ha tenuto su la passione, la voglia di arrivare al campo pensando che se mi fossi allenato a tutta il mister mi avrebbe convocato per la partita”. 

IL RAPPORTO CON PAPA’ – “Devo solo ringraziarlo. Nel calcio abbiamo avuto totale indipendenza. Veniva a vedere le partite e si metteva in disparte. Mai una critica all’allenatore o un’osservazione a noi sopra le righe. Un consiglio, sì, un confronto, ma senza mai opprimerci come purtroppo ho visto fare a tanti genitori convinti di avere un fenomeno in casa”. 

NAZIONALE MAGGIORE – “È il primo anno che gioco con i grandi e devo ancora dimostrare tutto. Conosco le mie qualità, ma non me la sento di farmi aspettative più grandi di me”. 

RITORNO ALL’INTER – “Guardare troppo lontano non è produttivo: se non ti concentri sul breve, come puoi arrivare agli obiettivi a lungo termine?”.

LA FEDE – “Ho sempre tifato per la Juve Stabia. Avevo lo stadio davanti casa. Impianto piccolo, curva bollente: una bella bolgia”. 

IL COMPLIMENTO PIU’ GRANDE – “In via indiretta, da Mancini quando era c.t.. Disse: “Esposito è forte, deve consolidarsi, ma lo stiamo osservando””.

IL GOL DA SOGNO – “Alla Samp di Seba (uno dei suoi due fratelli, ndr), al novantesimo, colpendo di testa in terzo tempo”. 

Redazione

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2 anni fa

si ma questo è suo fratello….

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