Salva Ferrer: “Chemio esperienza più dura della mia vita. Nel mio futuro vedo ancora il calcio”

L'ex aquilotto è tornato a parlare della malattia che ha inciso sulla sua carriera.

L’ex aquilotto Salva Ferrer ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera incentrata sulla malattia che ha inciso in modo pesante sulla sua vita sportiva e non.

Lo spagnolo ha aperto parlando in maniera nostalgica del suo stop al calcio giocato: “Un po’ mi manca, ma è stata la decisione migliore che potessi prendere per me. Ho scelto di tutelare la mia salute”.

LA SCOPERTA DELLA MALATTIA

La malattia, il ‘linfoma di Hodgkin’, è stato diagnosticato a Ferrer quando vestiva la maglia dell’Anorthosis: “Ero in prestito all’Anorthosis, una squadra cipriota. Stavo facendo una grande stagione. È cambiato tutto per un linfonodo ingrossato vicino al collo. I dottori del club erano preoccupati, ho fatto degli accertamenti. Ero ottimista. O almeno, lo ero fino al giorno degli esiti. Ricordo la frase detta alla mia ragazza prima di entrare in ospedale: “Affronteremo qualsiasi cosa”. Come se dentro di me conoscessi già i risultati. Gli esami avevano riscontrato una forma tumorale. “Ha il linfoma di Hodgkin, ma non è in stato avanzato”. Non riuscivo a parlare. Ero consapevole del fatto che la mia vita stesse cambiando per sempre. Nella mia testa c’era tanta confusione. Mi ripetevo una sola domanda: “Perché a me?”. Ho capito più che altro che non era giusto chiederselo. Noi occidentali abbiamo l’arroganza di pensarci immuni e intoccabili, ma siamo esseri umani come gli altri. Siamo imperfetti. Ho compreso che lamentarmi di quanto mi stava accadendo mi avrebbe fatto solo del male”.

ESPERIENZA DIFFICILE

L’ex laterale dello Spezia ha dovuto affrontare cicli di chemioterapia per debellare la malattia: “L’esperienza più dura della mia vita. Non tanto il momento in sé, bensì i giorni successivi in cui mentalmente sei svuotato. Il malessere non è solo fisico, ma soprattutto psicologico. Avete presente “Il Signore degli Anelli”? Ecco, era come dover portare l’anello. Un velo di pesantezza e negatività si impossessava di me. Ed era frustrante dover affrontare nuovi cicli sapendo che avrebbero comportato tutto ciò”.

IL MOMENTO PIU’ DIFFICILE

Ma c’è stato un momento che per Salva Ferrer è stato particolarmente in salita: “Il quarto mese. Ho avuto la crisi più profonda. Non volevo uscire di casa, ero disilluso. Non riuscivo a reagire. In quei giorni ho compreso chi durante quei trattamenti si lascia andare e non è più in grado di uscirne. Ti passa la voglia di vivere”.

LA FORZA DI RESTARE IN PIEDI

Nonostante le difficoltà, però, il classe ’98 ha trovato la forza per andare avanti: “Volevo avere un bel ricordo di me in riferimento a quei momenti. Il ricordo di un ragazzo forte. Se avessi mollato, a distanza di anni avrei provato vergogna nei confronti di me stesso. Ricordo un episodio in particolare. A marzo, il mese più duro della terapia, non ero mai andato in palestra. A inizio aprile avevo deciso di disdire l’abbonamento. Durante il viaggio, però, mi sono detto: “No, tu non molli. Tu torni ad allenarti”. E così è stato”.

LA VITTORIA SUL CANCRO

Dopo mesi e mesi di grande sofferenza, Ferrer è riuscito a vincere la sua battaglia: “Può sembrare strano, ma non ho provato felicità. È una malattia diversa dalle altre. Quando arrivi alla fine, ti trovi nel momento di maggior debolezza e stanchezza. Sei completamente svuotato e debilitato. Devi smaltire gli effetti della chemio e ricostruirti da capo”.

LA VOGLIA DI TORNARE

Durante la malattia, però. non è mai sparita la voglia di tornare a calcare il rettangolo verde: “In me c’era l’idea chiara di voler tornare a giocare. È stato il sogno della mia vita. Ho lottato da ragazzo per diventare un calciatore professionista. In pochi anni sono passato dalle serie dilettantistiche in Catalogna alla Serie A con lo Spezia. E poi ho lottato una seconda volta per riconquistarlo dopo il tumore”.

IL RIENTRO

Al momento del ritorno in campo Ferrer ha avuto sensazioni particolari: “Sensazioni contrastanti. Da una parte ero contento di ritrovare il mio amico pallone, dall’altra ho dovuto convivere con la crescente consapevolezza che nulla sarebbe stato più come prima. Speravo di poter tornare al mio livello, ma non ce l’ho fatta. Ero accompagnato da dolori che mai avevo provato. Incessanti e quotidiani. Dovevo prendere medicinali per resistere. Ogni giorno mi chiedevo se dovessi smettere”.

L’ULTIMA PARTITE E LA SCELTA DEFINITIVA

Il ragazzo ricorda con commozione l’ultima gara con le Aquile e la scelta di dire basta a causa di un importante problema fisico: “Il 13 maggio 2025, Spezia-Cosenza. Dieci bellissimi minuti. Mi sono sentito calciatore per l’ultima volta. Dopo aver lasciato lo Spezia, sono andato al CE Europa, in terza divisione spagnola. Ho provato in ogni modo a recuperare, ma il dolore all’anca era insopportabile. L’unica opzione era mettere una protesi. Dovevo scegliere tra il calcio e il mio benessere. Durante un allenamento ho capito che era arrivato il momento. L’idea di lasciare mi donava sollievo. Ho alzato la mano e ho parlato con l’allenatore: “È finita””.

IL FUTURO

Nel proprio futuro, però, lo spagnolo vede ancora ciò che per anni è stata la sua vita, il calcio: “Il calcio ci sarà ancora. Se lo sento vicino, sto meglio. Sono nel mezzo di un processo di maturazione e accettazione di tutto quello che ho passato. E posso dire di avercela fatta. Ho mantenuto la promessa: se mi riguardo indietro provo orgoglio. Orgoglio per come ho affrontato la malattia e per essere stato capace di ascoltarmi e rispettarmi”.

Redazione

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