Roberto Donadoni si prepara a esordire sulla panchina dello Spezia nella sfida di venerdì sera contro il Bari al “Picco”. Le 48 ore scarse che lo separano dal match non permetteranno al tecnico lombardo di rivoluzionare immediatamente l’impostazione tattica della squadra, che dovrebbe quindi mantenere il 3-5-2 marchio di fabbrica di mister Luca D’Angelo nelle ultime due stagioni e poco più sulla panchina aquilotta. Lo stesso modulo era stato spesso adottato da Donadoni ai tempi del Parma, segno di una linea di continuità che potrà agevolare il primo approccio con il gruppo.
Dopo l’incontro con i pugliesi, la sosta per le nazionali offrirà al nuovo allenatore due settimane cruciali per conoscere meglio i giocatori e iniziare a trasmettere i propri principi di gioco. L’obiettivo è dare nuova identità a una squadra che, finora, ha faticato a esprimere il proprio potenziale.
LA CARRIERA
Donadoni non siede su una panchina italiana da sette anni, da quando nel 2018 concluse l’esperienza con il Bologna. In seguito l’esperienza biennale in Cina alla guida dello Shenzen, fermandosi poi per un lungo periodo di inattività. Il suo ritorno in panchina in Italia rappresenta dunque una sfida personale, oltre che professionale, ma anche una scelta frutto di un legame di amicizia consolidato con l’attuale Presidente aquilotto Charlie Stillitano fin dai tempi della comune militanza nei New York Metrostars. Durante il triennio a Bologna, subentrato nell’ottobre 2015 e rimasto fino al giugno 2018, collezionò 108 panchine con una media di 1,81 punti a partita, garantendo tre salvezze consecutive in Serie A e consolidando la posizione del club nel massimo campionato.
Importanti per lui anche le esperienza in panchina al Livorno in Serie A chiudendo 9° in classifica con Cristiano Lucarelli capocannoniere del torneo o al Parma dove rimase un triennio centrando prima un ottavo posto e poi un sesto posto con qualificazione all’Europa League che verrà negata dall’UEFA per i problemi finanziari del club ducale che ne porteranno al fallimento la stagione successiva.
In quell’esperienza incrocia un giovanissimo Lapadula uscito dalla Primavera e che inizia ad affacciarsi in Prima Squadra, ma che verrà girato in prestito costantemente tra San Marino, Frosinone, Cesena, Nova Gorica e infine Teramo dove esploderà definitivamente siglando 25 gol stagionali.
Subentrando a gara stagione in corso ottiene anche un’ottimo risultato sulla panchina del Cagliari con un 14° posto finale con 45 punti di cui 34 fatti da Donadoni in 26 gare con la media di 1.3 punti a partita. Da rimarcare anche l’esperienza da C.t. dell’Italia.
LA TATTICA
La filosofia di Donadoni, basata su equilibrio, disciplina e adattabilità, si è sempre contraddistinta per l’alternanza tra compattezza difensiva e rapide transizioni offensive.
In fase di non possesso, le sue squadre si schierano in genere con un 4-3-3 compatto che può trasformarsi in un 5-3-1-1, grazie all’arretramento di un centrocampista – spesso Pulgar ai tempi del Bologna – sulla linea dei difensori. Tale meccanismo riduce gli spazi centrali e facilita le chiusure sugli avversari. Il pressing, avviato dagli attaccanti, mira a indirizzare la manovra rivale verso le corsie laterali, dove si creano situazioni favorevoli al recupero del pallone.
Quando la squadra gestisce il possesso, Donadoni tende a spingere i propri uomini verso una configurazione più offensiva: il 3-5-2 può evolversi in un 3-4-3 o addirittura in un 3-2-5, con cinque uomini coinvolti stabilmente in zona d’attacco. Le fasce rappresentano un’arma chiave del suo gioco, con sovrapposizioni e cross precisi a cercare le punte. L’obiettivo è sfruttare la fisicità e la velocità degli attaccanti per creare spazi e superiorità numerica.
Proprio questa dinamicità tattica potrebbe sposarsi bene con la rosa dello Spezia, costruita per la flessibilità, ma spesso penalizzata da mancanza di fiducia e continuità. L’approccio esperto del tecnico bergamasco e la sua capacità di valorizzare i singoli potrebbero restituire entusiasmo a un gruppo in difficoltà.
LA ROSA E GLI OBIETTIVI
Non mancano i legami con il passato: Donadoni ritrova Ádám Nagy, suo ex centrocampista al Bologna, e Fallou Sarr, che con lui aveva mosso i primi passi tra Primavera e Prima Squadra. In carriera, l’allenatore è stato capace di rilanciare giocatori come Verdi, Dzemaili, Destro, Poli e il giovane Orsolini, oltre a prolungare la parabola di un veterano come Rodrigo Palacio. Una capacità di rigenerare talenti che allo Spezia potrebbe rivelarsi decisiva per rilanciare il rendimento di elementi finora sottotono.
La missione è chiara: ricostruire un’identità tattica e mentale, sfruttando una base già rodata e imprimendo gradualmente la propria impronta. Donadoni, fedele alla sua idea di calcio propositivo e disciplinato, cercherà di fondere solidità e creatività, puntando su corsie laterali, rapidità nelle ripartenze e cura dei dettagli difensivi.argli rinforzi richiesti che si sposino con la sua filosofia calcistica.
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Anch’io ero xd angelo però bisogna accettare il cambiamento e aspettare che arrivano risultati positivi,ieri sera abbiamo giocato in 10 tutto il secondo tempo per l espulsione,siamo riusciti a non prendere goal e portare un punto a casa
Del portiere di sicuro mettere fuori il picco per i danni che ha causato
quello che non era capace di dare dangelo ,,spirito offensivo
Si vedrà se la colpa era di D’angelo o dei giocatori che sono scarsi..🤔
Nemmeno guardiola Maurino ecc… con quei giocatori……