Manaj: “Voglio la salvezza: lo Spezia è rifiorito toccando il fondo con il Lecce”

L’attaccante albanese si confida a Il Secolo XIX: “Determinante anche la vittoria con il Genoa. Ho in testa solo lo Spezia. Thiago Motta rispetta e si fa rispettare, Gigi Simoni un secondo padre e che sogno allenarsi con Messi e Piqué

Rey Manaj è arrivato allo Spezia dalla squadra B del Barcellona: prestito con diritto di riscatto fissato a 2.7 milioni di euro.

E’ arrivato tra lo scetticismo generale di molti, anche se non di tutti, ma si è via via guadagnato il posto da titolare al centro dell’attacco aquilotto scalzando anche Nzola autore nella scorsa stagione di ben 11 reti.

Non è un bomber Manaj, finora una sola rete per lui all’attivo, ma è un lottatore, uno di quelli che si mette l’elmetto e va in guerra a sfidare le difese avversarie, che fa salire la squadra, che le permette di respirare nei momenti di difficoltà.

E’ un generoso, uno di quei giocatori che apre gli spazi ai compagni come spesso succede con Verde e Gyasi che beneficiano di questi spazi potendosi inserire al meglio.

Insomma, è proprio un attaccante “da Picco“, uno di quelli che si sudano la maglia e in campo danno fondo ad ogni stilla di energia

Oggi il centravanti nazionale albanese è stato protagonista di un’intervista sulle pagine de Il Secolo XIX rispondendo alle domande del collega Armando Napoletano.

Ecco alcune delle sue affermazioni più significative:

PRIMI CALCI A UN PALLONE –All’inizio arrivando dall’Albania ci siamo stabiliti a Castelchiodato di Roma, poi più al nord a Codogno. Lì ho iniziato con il calcio e con gli amici e le partitelle. Crescendo con il Piacenza dove rimasi quattro anni fino al fallimento del club. Fu un disastro, partirono in molti e io avevo alcune squadre anche di A che mi cercavano, per le loro giovanili. Ma avevo fortunatamente dietro di me mio padre, che preferì che non facessi passi troppo lunghi, per provare a crescere, e scegliemmo Cremona.

L’INCONTRO CON GIGI SIMONI –Un secondo padre, di una persona unica e sensibile. A un certo punto dopo il prestito agli allievi della Sampdoria, ero senza un contratto da professionista, e io volevo sistemarmi e poter vivere senza l’aiuto dei miei. Ma non riuscivo ad avere un ingaggio. Eravamo in ritiro e anche se giovane, andai nella sua camera e gli dissi chiaro che se non arrivava quel contratto, me ne sarei andato a casa. Agì con sensibilità, ma poi mi disse “fai come credi, devi crescere”. Quattro giorni dopo però mi chiamarono per firmare.

IL RIFIUTO BLUCERCHIATO E L’INTER –Sbagliarono loro, c’era un accordo, poi Ferrero tentò di cambiare un po’ la proposta e la Cremonese disse no. Andò meglio del previsto, perché andai poi all’Inter. Esordii con Mancini a 18 anni, ma il problema di un giocatore che arriva a quei livelli, anche se ha talento, non è giungere all’Inter, ma rimanerci. Ed a quell’età, io compreso, non capisci bene come stanno le cose.

TANTI PRESTITI POI IL BARCELLONA –In alcune situazioni andò bene, in altre meno, non trovavo continuità, ma poi sono arrivate le offerte spagnole. Un giorno mi chiamarono Abidal e Ramon Planes del Barça e mi spiegarono che l’intenzione era quella di portarmi al Camp Nou, iniziando un percorso che sarebbe partito dalla squadra B. Avrei avuto modo di allenarmi con la A e con campioni inarrivabili, ma dovevo aspettare. Come fai a dire di no al club più importante al Mondo.

ESPERIENZA BLAUGRANA –Il contratto era ottimo, me lo avrebbero rivisto una volta approdato alla squadra maggiore, ma feci bene nella B e Setien, tecnico del Barça mi portò anche in panchina in Liga contro il Getafe. Quando arrivò Koeman iniziai il precampionato a suon di gol, ma c’era poco posto per me. Giocavo con le stelle del calcio e sapere che in allenamento hai uno al quale è impossibile togliere la palla. E anche quando lo vorresti, sai che non puoi giocare duro, che non puoi entrare cattivo su un patrimonio del calcio e della storia. Messi mi regalò la sua maglia, anche Piquè lo fece; sono sogni, che si avverano.

TANTE OFFERTE, MA SCELSE SPEZIA –Friburgo, Anderlecht, poi Sassuolo, negli ultimi giorni il Betis. Si inserisce lo Spezia, parlo e mi convinco. Non credo di aver sbagliato. Anche in questo mercato invernale ho avuto proposte di ritorno dal campionato spagnolo, ma penso solo allo Spezia, qui sto bene. Più tardi in estate mi siederò con i miei agenti e con i due club studieremo le soluzioni migliori.”

OBBIETTIVI COMUNI –Voglio la salvezza con lo Spezia e a tenermi il posto in nazionale, Reja mi aiuta molto, ci sentiamo spesso.”

THIAGO MOTTA –Sono soltanto voci quelle dei miei rapporti tesi con il mister; feci una settimana difficile, anche fisicamente, mi allenai poco e restai a casa. Lui rispetta e si fa rispettare.

LA SVOLTA CHE NON TI ASPETTI –Magari si può pensare a Napoli, io invece dico dal Lecce, toccando il fondo e facendo squadra. Poi nel derby con il Genoa, sentito da tutti nel modo giusto.

Redazione

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