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Erlic: “Spezia è un pò la mia seconda casa”

Il difensore aquilotto ha raccontato la sua infanzia a Tinj, a due passi da Zara, del padre che fece la guerra e dell’amore per la città della Spezia

Martin Erlic si è raccontano sulle pagine del quotidiano La Nazione. Dal primo calcio ad un pallone, alla guerra fino ad approdare in riva al Golfo dei Poeti. Ecco alcune dichiarazioni:

Tinj, la città natale ed il punto di partenza della sua carriera: “Tinj, un piccolo paese di cinquecento abitanti vicino a Zara. Noi abitiamo in campagna, alleviamo tanti animali. La mia è stata un’infanzia felice, perché la mia famiglia è molto unita. Il mio primo club è stato il Rastaene – racconta Erlic – una squadra di Serie C. Per andare al campo camminavo ogni giorno quaranta minuti, mio padre non mi veniva mai a vedere per mancanza di tempo. Ho fatto tutto da solo”

La guerra: “Mio padre è stato cinque lunghi anni in gueera, mio fratello e le mie due sorelle sono cresciute durante il conflitto. Per la mia famiglia furono anni tragici, le bombe distrussero la casa che mio papà aveva appena ricostruito al termine della guerra”

Il sogno svanito chiamato Dinamo Zagabria: “Un giorno siamo andati a giocare un torneo under 11 dove c’era anche la Dinamo Zagabria. Al termine della partita un dirigente della Dinamo Zagabria chiese di poter parlare con i miei genitori. Dopo tre giorni mio papà mi disse che il club della capitale voleva ingaggiarmi. Io ero felicissimo, anche se non fu facile lasciare la famiglia a dodici anni per trasferirmi a Zagabria”

L’arrivo in Italia nelle file del Parma: ‘Ho avuto qualche titubanza a trasferirmi in Italia. Vivevo in una casetta al centro sportivo di Collecchio, non sapevo parlare la lingua, ma ormai ero cresciuto di testa: a sedici anni non avevo più problemi”.

Spezia, la sua seconda casa: “Fin dal primo giorno gli spezzini mi hanno accolto molto bene, mi sembra di essere qui da una vita. Spezia è un pò la mia seconda casa, sono molto affezionato”.

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