Profeta in patria come eccezione che conferma la regola: il “Carpa” resterà eterno!

Il ricordo de Il Secolo XIX celebra il tecnico spezzino scomparso a 90 anni: un allenatore simbolo, capace di entrare nel cuore della città e di costruire una squadra indimenticabile. Un figlio di Spezia divenuto leggenda

Ci sono figure che superano il semplice ruolo di allenatore e diventano parte integrante dell’identità di una città. Sergio Carpanesi appartiene proprio a questa categoria.

Nato nel quartiere di Migliarina, lo storico tecnico aquilotto è stato uno dei grandi protagonisti del calcio spezzino del Novecento, insieme a personaggi come Scarabello e Nedo Sonetti, una sorta di simbolica “triade” celebrata dai tifosi più anziani. Dal momento in cui, alla fine degli anni Ottanta, iniziò a scrivere pagine importanti sulla panchina dello Spezia, Carpanesi è diventato un punto di riferimento assoluto per generazioni di sostenitori.

Le imprese sulla panchina delle Aquile

Il suo percorso alla guida dello Spezia è legato a risultati rimasti impressi nella memoria collettiva. La promozione dalla Serie C2 alla Serie C1, due titoli consecutivi di campione d’inverno e una corsa verso la Serie B interrotta soltanto dalla beffa di Lucca all’ultima giornata: un insieme di traguardi che ha trasformato il “Carpa” in un simbolo. Un allenatore capace di creare un gruppo compatto, fondato sul sacrificio, sull’appartenenza e su un forte senso di squadra.

Un calcio diverso, fatto di marcature e carattere

Carpanesi non era un interprete del calcio spettacolare e offensivo che iniziava a diffondersi in Italia tra gli anni Ottanta e Novanta. Mentre altri tecnici introducevano il gioco a zona ispirato alle nuove tendenze europee, lui rimaneva fedele alla marcatura a uomo, alle responsabilità individuali e al controllo totale dell’avversario.

Un calcio basato sulla disciplina tattica, con giocatori chiamati a seguire il proprio uomo in ogni zona del campo, secondo una filosofia simile a quella dei grandi marcatori del passato. Anche campioni assoluti come Diego Armando Maradona si trovarono a fare i conti con il suo modo di interpretare la fase difensiva. In un Napoli-Spezia di Coppa Italia disputato a Livorno, il fuoriclasse argentino fu seguito per tutta la gara da Paperino Stabile, incaricato di limitarne il talento.

Il valore più grande: il carisma

La vera forza di Carpanesi, però, non era soltanto tattica. Era soprattutto il carisma. Lo ricordano così i colleghi de Il Secolo XIX oggi in edicola.

Riuscì a modellare quella squadra secondo il proprio carattere: compatta, orgogliosa, unita. Un gruppo nel quale il concetto di collettivo veniva prima del singolo. Per molti tifosi storici dello Spezia quella formazione resta ancora oggi una delle più amate di sempre, forse anche più di alcune squadre viste successivamente ai massimi livelli. Un ricordo legato a un calcio differente, fatto di rapporti umani e appartenenza.

Un gruppo rimasto unito anche dopo il campo

Quella squadra non si sciolse con la fine delle partite. I giocatori continuarono a frequentarsi negli anni, mantenendo un legame costruito durante una stagione vissuta tra difficoltà e grandi emozioni. L’ultima riunione significativa è arrivata proprio recentemente, a Firenze, per festeggiare il novantesimo compleanno di Carpanesi. Compagni e amici per sempre, uniti da un’esperienza che ha segnato le loro vite.

Il rapporto con Mastropasqua, tra discussioni e rispetto

Il legame tra Carpanesi e il presidente Mimmo Mastropasqua non fu sempre semplice. I due avevano caratteri forti e spesso si trovavano a discutere.

Le divergenze, però, non cancellavano la stima reciproca. Le tensioni potevano nascere rapidamente e altrettanto rapidamente rientrare.

Mastropasqua non vedeva di buon occhio le conversazioni serali di Carpanesi con i tifosi del club di piazza Concordia a Migliarina, dove il tecnico amava confrontarsi apertamente con la gente. Un rapporto diretto con la piazza che oggi ricorderebbe quello dei moderni social network.

L’aneddoto che racconta il personaggio

Uno degli episodi più curiosi della sua carriera racconta perfettamente il carattere del tecnico, lo racconta oggi il collega Armando Napoletano sulle pagine de Il Secolo XIX.

Dopo la sconfitta di Trento del marzo 1988, che aveva praticamente compromesso la corsa dello Spezia verso la Serie B, i giornalisti gli chiesero spiegazioni sulla scelta di affidare la marcatura di Beppe Signori a Peragine invece che a Guerra.

Carpanesi iniziò a spiegare nei dettagli le proprie motivazioni tattiche, talmente concentrato nel difendere le sue idee da dimenticare completamente l’allenamento. A interromperlo fu il collaboratore Buscaglione, che entrando negli spogliatoi gli disse: “Mister, è già buio”. La risposta del “Carpa” fu tutta da personaggio: “Era più importante far capire che quelle scelte erano state pensate, non casuali”. Una frase che racconta alla perfezione la sua passione, la sua convinzione e il suo modo unico di vivere il calcio.

Un ultimo saluto, con lo sguardo rivolto alle Aquile

Sergio Carpanesi se n’è andato lasciando un’eredità fatta di risultati, ricordi e soprattutto affetto. Ora, idealmente, continuerà a guardare lo Spezia dall’alto insieme a chi ha condiviso con lui quella straordinaria avventura. Sempre al fianco delle sue Aquile!

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