Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, con il territorio italiano profondamente diviso dalla linea gotica, anche il calcio fu costretto ad adattarsi alla difficile situazione del Paese. La Federcalcio trasferì la propria sede a Milano e organizzò un particolare Campionato di Divisione Nazionale Mista, una competizione strutturata attraverso gironi territoriali.
Il torneo prevedeva una prima fase suddivisa in gruppi zonali, seguita dalle successive competizioni regionali. Le squadre vincitrici avrebbero poi avuto accesso alla fase finale per contendersi il titolo di Campione d’Italia. Lo Spezia venne inserito nel girone D del settore emiliano, ma in quel periodo la società attraversava uno dei momenti più complicati della propria storia.
La crisi societaria e la nascita dei Vigili del Fuoco
La situazione dello Spezia era particolarmente delicata anche dal punto di vista dirigenziale. A quel punto Semorile, uno degli ultimi dirigenti rimasti in attività, cercò una soluzione per permettere al club di partecipare regolarmente al campionato. La scelta ricadde sull’ingegnere Gandino, comandante dei Vigili del Fuoco della Spezia, con il quale venne trovato un accordo per creare una nuova formazione. L’intesa prevedeva che, al termine della guerra, tutti i calciatori sarebbero stati restituiti allo Spezia. Questo accordo permise inoltre ai giocatori di evitare l’arruolamento militare obbligatorio e di continuare la propria attività sportiva.
In seguito, a novembre del ’44, il presidente dello Spezia Coloriano Perioli venne arrestato per aver collaborato con i Partigiani e fornito loro viveri. Venne incarcerato a Marassi e poi trasferito nel lager di Gusen, sottocampo di Mauthausen, fino al 30 aprile 1945 quando spirò a seguito di un brutale pestaggio da parte di un kapò nazista che lo massacrò di botte pochi giorni prima della liberazione.
Nasce il VV.F. Spezia
La squadra assunse così la denominazione di VV.F. Spezia, rappresentando un’unione tra lo storico club aquilotto e il corpo dei Vigili del Fuoco. Alla guida tecnica venne chiamato Ottavio Barbieri, ex calciatore del Genoa campione d’Italia e della Nazionale italiana, allenatore destinato a lasciare un segno indelebile nella storia del calcio spezzino.
Barbieri portò idee innovative e introdusse il rivoluzionario “mezzo-sistema”, una variante tattica che prevedeva l’inserimento del ruolo del libero, anticipando concetti che sarebbero poi diventati fondamentali nel calcio moderno.
Una squadra destinata alla leggenda
Grazie alle intuizioni tattiche di Barbieri, al talento dei suoi giocatori e alla capacità di resistere in un periodo storico drammatico, il VV.F. Spezia riuscì a costruire un percorso straordinario.
Quella formazione, nata in condizioni eccezionali e lontana dalla normalità del calcio tradizionale, sarebbe diventata una delle pagine più importanti della storia dello Spezia Calcio, legando per sempre il nome delle Aquile a un’impresa unica nel panorama calcistico italiano.
Il ricordo di quell’impresa
Le proteste dei giocatori rossoblù portarono alla sospensione dell’incontro e la Federcalcio assegnò successivamente la vittoria a tavolino allo Spezia per 0-2. Il Bologna decise poi di non presentarsi alla gara di ritorno, permettendo agli aquilotti di qualificarsi alla fase finale del torneo.
La sfida contro Venezia e il Grande Torino
Nel girone conclusivo lo Spezia si trovò di fronte due avversarie di altissimo livello: il Venezia e il Torino, la formazione conosciuta come il Grande Torino di Vittorio Pozzo, campione d’Italia in carica e grande favorita per la conquista del titolo.
Il 9 luglio 1944 iniziò la fase decisiva del campionato. Il pareggio per 1-1 contro il Venezia sembrava indirizzare la competizione verso il Torino, che appariva nettamente superiore sulla carta. Una settimana più tardi, però, arrivò l’impresa che avrebbe cambiato per sempre la storia dello Spezia.

Il capolavoro contro il Torino
Il 16 luglio 1944, all’Arena di Milano, il VV.F. Spezia affrontò i granata in una partita dal valore enorme. Lo stadio era quasi deserto, con molti tifosi rimasti lontani per il timore dei rastrellamenti tedeschi.

Nonostante il pronostico sfavorevole, la formazione ligure riuscì a superare il Torino per 2-1 grazie alla doppietta di Angelini, intervallata dal momentaneo pareggio di Silvio Piola.
Il tecnico Ottavio Barbieri schierò questa formazione che entrò di diritto nella storia:
Bani; Persia, Borrini; Amenta, Gramaglia, Scarpato; Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa.
Una vittoria straordinaria che ribaltò ogni previsione e mise il destino del campionato nelle mani degli spezzini.

Il trionfo e la controversa decisione della Federazione
Il 20 luglio il Torino superò il Venezia per 5-2, ma quel risultato non bastò a cambiare la classifica finale. Il successo del VV.F. Spezia contro i granata aveva infatti già consegnato agli aquilotti il primo posto nel torneo. Il giorno successivo alla storica vittoria sul Torino, però, arrivò una decisione destinata a creare polemiche. La Federcalcio comunicò che alla squadra vincitrice sarebbe stata assegnata non lo scudetto, come inizialmente previsto, ma la “Coppa Federale del campionato di guerra”.
L’8 agosto 1944, a campionato concluso, un ulteriore comunicato stabilì che il titolo di campione d’Italia sarebbe rimasto al Torino, detentore dello scudetto precedente, mentre al 42° Corpo Vigili del Fuoco della Spezia sarebbe stata assegnata la Coppa Federale.

Il riconoscimento arrivato dopo quasi sessant’anni
La straordinaria impresa degli uomini di Barbieri rimase però impressa nella memoria collettiva. Solo il 22 gennaio 2002, dopo anni di battaglie portate avanti da giornalisti e istituzioni locali, la FIGC riconobbe ufficialmente il valore sportivo della vittoria ottenuta nel campionato 1943-44. Quella squadra, composta da calciatori e vigili del fuoco capaci di essere eroi dentro e fuori dal campo, ha lasciato un’eredità indelebile.
Oggi il simbolo di quella storica impresa illumina ancora le maglie dello Spezia: un ricordo eterno di una vittoria nata nel periodo più buio della storia italiana e diventata patrimonio delle Aquile.

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