Dopo cinque stagioni di inattività, il nome di Roberto Donadoni torna a circolare tra i possibili candidati a prendere in corso una panchina in questa stagione calcistica. Secondo quanto riportato dai colleghi di Tuttomercatoweb, l’ex tecnico del Bologna sarebbe stato accostato alla panchina dello Spezia, in caso di avvicendamento con mister Luca D’Angelo (LEGGI QUI). Una voce che, se confermata, riporterebbe nel calcio italiano uno degli allenatori più esperti e tatticamente preparati del panorama nazionale.
Donadoni, che vanta una lunga carriera tra Serie A e Nazionale, ha costruito nel tempo una filosofia calcistica basata su equilibrio e adattabilità. I moduli di riferimento del tecnico bergamasco sono il 4-3-3 e il 3-5-2, quest’ultimo diventato di fatto un marchio di fabbrica dello Spezia attuale. Nel suo periodo a Bologna, tra ottobre 2015 e giugno 2018, Donadoni ha collezionato 108 panchine con una media di 1,81 punti a partita, conducendo i rossoblù a stagioni di solida stabilità centrando tre salvezze consecutive in Serie A che era l’obiettivo prefisso dal club.
In fase di non possesso, il suo Bologna si disponeva inizialmente con un 4-3-3 compatto, capace di trasformarsi rapidamente in un 5-3-1-1. Uno dei centrocampisti centrali – spesso il cileno Pulgar – arretrava sulla linea dei difensori, creando densità nella zona centrale e riducendo gli spazi tra i reparti. Il pressing, pur non costante e corale, veniva avviato dai tre attaccanti, soprattutto sui portatori di palla avversari, con raddoppi sulle fasce per forzare la giocata laterale e favorire il recupero del pallone.
La linea difensiva era solida, attenta ai duelli aerei e orientata all’anticipo. I centrali difendevano in avanti, riducendo la profondità e impedendo all’avversario di costruire gioco tra le linee. L’obiettivo era chiaro: contenere, recuperare e ripartire rapidamente.
In fase di possesso, invece, le squadre di Donadoni mostrano un’impronta più offensiva. Il sistema si trasformava in un 3-5-2 fluido, capace di diventare 3-4-3 in fase di costruzione. I difensori centrali non esitavano a saltare il centrocampo con lanci diretti verso gli attaccanti, sfruttando la fisicità e la velocità delle punte per aprire spazi. Le corsie laterali erano determinanti: la fascia sinistra, in particolare, rappresentava una delle fonti principali di gioco e di pericolo, grazie a sovrapposizioni rapide e cross precisi in area.
Quando l’azione si sviluppava in modo più aggressivo, lo schieramento poteva evolversi in un 3-3-4 o addirittura in un 3-2-5, con almeno cinque uomini coinvolti stabilmente in zona offensiva. Una filosofia che esaltava la spinta e la creatività, ma che talvolta lasciava spazi dietro, caratteristica tipica delle squadre guidate dal tecnico lombardo.
La prospettiva di vedere Donadoni sulla panchina dello Spezia apre dunque scenari interessanti. Il suo 4-3-3 dinamico, capace di diventare 3-5-2 in corsa, potrebbe adattarsi bene a una rosa costruita per la flessibilità tattica. Allo stesso tempo, il suo approccio esperto e il carisma potrebbero ridare fiducia a un gruppo in difficoltà, desideroso di risalire la classifica dopo un avvio complicato.
In caso di approdo sulla panchina aquilotta Donadoni ritroverebbe Adam Nagy che aveva avuto alle proprie dipendenze proprio in rossoblu. Stagioni in cui aveva rilanciato giocatori come Poli, Verdi, Dzemaili e Destro e lanciato un allora giovanissimo Orsolini. Allungò la carriera anche al “El Trenza” Rodrigo Palacio (nella foto, Ndr), che dopo l’esperienza all’Inter si rilanciò a Bologna trovando proprio Donadoni in panchina, mentre fu fugace l’apparizione con lui in rossoblu di un ex aquilotto come Umar Sadiq.
Se davvero dovesse concretizzarsi il ritorno in panchina, Donadoni riporterebbe la sua idea di calcio propositivo e disciplinato, fondata su compattezza difensiva, ripartenze rapide e valorizzazione del gioco sulle corsie laterali.
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Domani giochiamo ed è fondamentale concentrarsi sul campo. Per favore i discorsi sugli allenatori facciamoli al lunedì mattina eventualmente
speriamo