La storia del calcio è spesso fatta di ritorni e coincidenze. Corsi e ricorsi che spesso intrecciano storie legate a doppio filo passando da una Serie A storica ottenuta con lo Spezia contro il Frosinone nella finale Playoff del Picco, ora un primo posto proprio nel Frosinone che attende lo Spezia allo “Stirpe” sabato prossimo dove ora ricopre il ruolo di Direttore Generale.
Un percorso che sembra chiudere e riaprire il cerchio allo stesso tempo. Lui è Piero Doronzo è oggi si è concesso ai microfoni del collega Armando Napoletano sulle pagine de Il Secolo XIX in vista della sfida di sabato prossimo che incrocia il suo presente a un “dolce passato“.
Il pensiero torna inevitabilmente a quella sera d’estate, vissuta tra lacrime e applausi. Una promozione indimenticabile, ma segnata da una perdita familiare recente, che rese l’emozione ancora più intensa. Doronzo ha ricordato come quel successo fosse dedicato al padre Francesco, figura centrale del suo percorso umano: «Uno dei giorni più belli e amari della mia vita. Avevo perso da poco mio padre Francesco, che credeva in me. Ho dedicato a lui quella vittoria». E poi quell’addio non del tutto inaspettato: «Le avvisaglie c’erano, ma io non avevo preparato nulla. Neanche l’iscrizione alla A. La Lega ci mandò i moduli sia per la A che per la B. Scaramanticamente dissi, invio a cose fatte. E la mattina dopo, il 21 agosto, alle 8:00, ero frettolosamente in sede a preparare tutto. Le iscrizioni avrebbero chiuso il 23, un lunedì, sul presto. Il “problema Picco” poi era reale: per fortuna gli amici di Cesena ci ospitarono. Dopo quelle con il Bari quella fu la mia terza promozione: mi sarebbe piaciuto andare in A con lo Spezia, una squadra che esprime la passione della sua gente.»
Un addio che diventa nuova opportunità con il calcio come stile di vita
Il distacco dallo Spezia non ha mai cancellato il legame con la società ligure. Doronzo è entrato a far parte della storia del club, così come altri dirigenti che hanno lasciato un segno. Proprio quell’uscita forzata, però, aprì la strada a un incontro decisivo: quello con la famiglia Stirpe approdando in ciociaria insieme a Guido Angelozzi e Mattia Biso. Una conoscenza che il dirigente definisce preziosa, perché basata su valori rari nel calcio moderno: “Il Frosinone oggi è casa mia“, assicura.
Alla domanda su cosa gli abbia regalato questo mondo, Doronzo risponde evocando immagini lontane dai riflettori. Il calcio gli ha permesso di lavorare in luoghi che sente affini, spesso vicini al mare, ideali per ritrovare equilibrio e riflessione. Dalla Liguria alla Ciociaria, ogni territorio ha lasciato un segno, tra passeggiate, silenzi e scorci capaci di trasmettere serenità.
La scelta di Alvini e il presente a Frosinone
Il primo atto significativo da direttore generale è stato l’arrivo di Massimiliano Alvini. Una decisione condivisa e meditata, nata dalla fiducia nelle qualità umane e professionali dell’allenatore. «E’ arrivato su consiglio del direttore sportivo Renzo Castagnini. Mi sono fidato e ho scoperto un altro pezzo raro, Alvini è persona di cultura e umanità, preparato, che sta facendo un grande lavoro. Soprattutto un grande lavoratore».
Lo sguardo sulla sfida di sabato
Sul match imminente, Doronzo preferisce mantenere un profilo equilibrato. Nessun commento tecnico, solo la consapevolezza che la stagione è ancora lunga: “Non entro nel merito, come non lo sono entrato quando a Pescara pochi giorni fa è venuto a trovarmi mister Luca D’Angelo.”. La partita dello Stirpe sarà un altro capitolo di una storia che continua a intrecciare emozioni, ricordi e nuovi obiettivi.


