Hugo Rubini nella Hall of Fame dello Spezia: “Quella parata contro l’Alessandria resta indimenticabile”

L’ex portiere italo-argentino premiato dal club ligure racconta la sua vita tra calcio, ricordi, famiglia e passione

Hugo Daniel Rubini entra ufficialmente nella Hall of Fame dello Spezia Calcio, e lo farà durante la sfida contro il Cesena, con l’emozione di chi ha scritto pagine importanti nella storia del club bianco. Icona tra i pali e figura amatissima dai tifosi, Rubini ha collezionato 182 presenze in maglia bianca, conquistando quattro trofei e lasciando un segno indelebile nella memoria collettiva. In un’intervista rilasciata a Il Secolo XIX, il portiere italo-argentino ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera e della sua vita, tra Italia e Argentina, con lo sguardo rivolto al passato ma senza rimpianti.

“L’Italia è il mio secondo Paese, la amo troppo”, racconta Rubini, oggi residente in val d’Orcia, in Toscana. “Se non è La Spezia, è comunque Italia. Un legame forte, radicato, che non si è mai interrotto”. Nonostante viva attualmente a San Isidro, quartiere a nord di Buenos Aires, il legame con la penisola resta vivo: “L’Argentina è un Paese complicato. Abbiamo avuto un’inflazione del 220%, ora scesa al 3% mensile, ma resta una realtà difficile”.

Durante la sua carriera, Rubini è riuscito a gestire con equilibrio il passaggio dal campo alla vita quotidiana: “Non ho sofferto la fine del calcio, anzi, è stata quasi una liberazione. Non ho mai più giocato dopo l’ultima partita”. Eppure, la passione per il pallone lo ha riportato brevemente sui campi, come preparatore dei portieri nelle giovanili del San Lorenzo de Almagro, la squadra del cuore di Papa Bergoglio. “Ho visto crescere tanti ragazzi, ma quando è cambiata la proprietà, ho lasciato. Non ho mai avuto nostalgia del calcio giocato”.

Il suo passato in maglia bianca è ricco di momenti simbolici. Uno su tutti? Spezia-Alessandria, stadio “Picco“, campionato di Serie C2 e scontro al vertice con i “grigi” con cui ci si giocava la promozione in Serie C1.

Giornata fredda, sotto una pioggia scrosciante, la Curva Ferrovia non era ancora coperta, ma lo stadio era tutto esaurito. Alessandria in vantaggio al 5° con Montrone, ma il “Picco” non smette mai di cantare. All’ora di gioco la pareggia Zaniolo con un colpo di testa vincente su traversone dalla sinistra di Luca Coti. Poi entra Carlet: al 72° Coti gli tocca corto al limite dell’area una punizione e lui scarica un sinistro incredibile che si insacca all’incrocio di pali proprio sotto la Curva Ferrovia. Finita? Macché, al 94° l’arbitro Palmieri fischia un calcio di rigtore per l’Alessandria: Rubini si esalta e respinge la conclusione avversaria dal dischetto. Triplice fischio e vittoria che rimarrà per sempre impressa nella memoria dei tifosi aquilotti: “Non era una finale, ma tutti si ricordano di quella sera. Ancora oggi mi emoziona pensarci”.

Rubini non ha mai fatto mistero delle sue origini, del suo spirito argentino mescolato a tratti profondamente italiani. “La mia vita è stata lo Spezia. Qui è nata mia figlia Sophia, qui ho vissuto emozioni uniche. Ho dato tanto e ho ricevuto ancora di più”, afferma con sincera gratitudine.

Il legame con il calcio, anche se vissuto oggi da spettatore, continua grazie anche a giovani talenti come il portiere aquilotto Mascardi, su cui Rubini si è espresso positivamente: “È pronto e preparato, ha fatto bene l’allenatore a dargli fiducia. Pagherà forse il momento difficile della squadra, ma ha talento e può crescere”.

Curiosa anche una nota sulle sue doti tecniche, decisamente all’avanguardia: già nel 1986, quando era al River Plate dietro a mostri sacri come Pumpido e Goycochea, Rubini era noto per l’uso dei piedi, una qualità oggi considerata fondamentale nei portieri moderni. “Mi allenavo anche nei calci da fermo, puntavo alla traversa dalla trequarti. Era un modo per migliorare forza e precisione. Qualche volta forse esageravo, ma faceva parte del mio stile”.

Infine, il ricordo del padre Tito, scomparso da poco, e del bar di famiglia: “Mio padre veniva al Picco, ha tifato Spezia fino all’ultimo. Ora il locale lo gestiscono mia madre, mio fratello e mio figlio”.

Con umiltà e passione, Hugo Rubini ha costruito una carriera e una vita che oggi vengono celebrate con l’ingresso nella Hall of Fame di uno dei club a cui ha dato il cuore. E il popolo spezzino, ancora una volta, gli risponde con un coro: ‘Hugo, Hugo!’.

Redazione

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8 Commenti
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11 mesi fa

Grande hugo che partita indimenticabile

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11 mesi fa

Grande Hugo….il leopardo di Baires

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11 mesi fa

Grande Hugo

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11 mesi fa

Grande il Puma di Baires..!!🖤🤍

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11 mesi fa

Una giornata incredibile, una delle partite più emozionanti viste al Picco. Novanta minuti di acqua incessante, e al 94 quella incredibile parata che apriva le porte alla C1. I giocatori non avevano cuffiette nelle orecchie per concentrarsi, ma in cuore grande.🦅🦅🦅🦅

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11 mesi fa

Ce’:da far ritornare……SPALLETTI(come mister o difensore).apparte le segate,ce’ da rialzare la testa…..non vedo un bel MOMENTO.forza 🦅🦅🦅…..MA TOCCA FARE PRESTO.

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11 mesi fa

Continuiamo con ste segate e tanto semo ultimi 🙏🏿🦅

stefa978
11 mesi fa

Grande HUGO

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