A 42 anni questa potrebbe essere la sua ultima stagione da calciatore, anche se il fisico gli permetterebbe di andare ancora avanti, ma intanto l’ex centravanti dello Spezia Nené non ci pensa e si gode un altro campionato di massima serie portoghese con il suo AVS Futébol con cui in stagione ha messo a segno già una rete in quattro spezzoni di gara. Non è più titolare inamovibile dalla scorsa stagione, ma aveva già contribuito alla salvezza del club con 5 reti e 1 assist in 18 presenze. L’anno prima invece era stato protagonista assoluto della prima promozione nel massimo campionato portoghese della squadra con 25 gol e 2 assist in 35 presenze a 40 anni di età.
Anderson Miguel da Silva, per tutti semplicemente Nené, ha ripercorso sulle pagine de La Gazzetta dello Sport la sua storia fatta di sacrifici, passione e riscatto attraverso il calcio. Dall’infanzia povera in Brasile al mare del Golfo della Spezia, passando per un soprannome che lo ha accompagnato per tutta la carriera, l’ex attaccante dello Spezia ha raccontato le tappe più significative della sua vita partendo dal presente che lo vede ancora giocatore nella massima serie portoghese. “Mi sento bene nonostante alcuni dolori. Gioco ancora ad alto livello, mi alleno sempre con la squadra e non faccio differenziati. Potrei tirare fino a 44-45 anni, ma penso che questo sarà il mio ultimo anno da calciatore“. Il futuro è già scritto: “Quando smetterò farò l’allenatore. Ho fatto i corsi per il patentino, attualmente ho l’Uefa B. Voglio rimanere nel mondo del calcio“.
L’AVS Futebol è una formazione praticamente neo nata, dato che ha appena tre anni di vita. E’ sorta dalle ceneri della Villafranquense club con cui Nené realizzò 34 gol con 5 assist in due campionati nella seconda serie portoghese: “È una squadra fondata appena tre anni fa, acquistando il titolo sportivo del Vilafranquense. Siamo partiti dalla seconda divisione portoghese e abbiamo fatto subito la promozione, salvandoci l’anno scorso ai playout. Quest’anno nelle prime quattro giornate abbiamo raccolto solo un punto, non la migliore delle partenze, ma sono sicuro che faremo bene quest’anno. Io sono il capitano“.

Un sguardo alla sua infanzia difficile in Brasile non può mancare: “Mio padre se ne andò quando avevo due anni, è come se non l’avessi mai avuto”, ha spiegato. A crescere lui e i due fratelli ci ha pensato la madre, donna delle pulizie. “Dai 12 ai 17 anni ho lavorato come controllore sugli autobus”, ricorda: sveglia alle cinque del mattino, rientro nel tardo pomeriggio, poi scuola fino a tarda sera. “Per cinque anni questa è stata la mia vita, serviva per portare qualche soldo a casa”.
Il calcio è arrivato a 18 anni, grazie a un amico che lo portò al San Paolo Center, una scuola calcio dove affrontò anche amichevoli di lusso contro San Paolo e Santos. Le buone prestazioni fecero presto circolare il suo nome, ma già da bambino tutti lo conoscevano come Nené: “Il soprannome nasce da mia nonna, che non sapeva né scrivere né pronunciare Anderson. Ero il più piccolo della famiglia, così mi chiamava Nené, un po’ come dire ‘bambino’ in spagnolo”.
Sul piano tecnico, Nené ha voluto chiarire un aspetto spesso frainteso: “Sono destro, ma ho sempre usato con naturalezza anche il sinistro. Non ho mai allenato il piede debole, penso sia un talento naturale. Anche i miei fratelli erano ambidestri”.
Dopo la lunga e positiva esperienza al Cagliari e quella negativa a Verona “Non mi trovai con Mandorlini” racconta, ecco i piacevolissimi ricordi con indosso la gloriosa maglia bianca dello Spezia: “Sono state due stagioni e mezzo fantastiche. In Liguria arrivai nel febbraio 2015 e giocai quasi sempre da titolare. Ho segnato 20 gol in Serie B. Circondato dal mare mi sento bene, lì ho trovato fiducia da parte della piazza con tifosi fantastici che supportavano me e la squadra e la fiducia degli allenatori”.
Un ambiente che lo ha fatto sentire a casa, permettendogli di esprimere tutto il suo talento sotto porta. Non a caso, in città è rimasto il ricordo di un attaccante concreto, capace di trascinare la squadra con i suoi gol.
E quando gli viene chiesto chi sia stato il suo modello di riferimento, Nené non ha dubbi: “Ronaldo, Il Fenomeno. È lui il mio idolo di sempre”.
La storia di Nené è quella di un ragazzo cresciuto nella povertà, che attraverso i sacrifici e il talento ha costruito una carriera importante, con una parentesi spezzina che ancora oggi rappresenta per lui una delle pagine più felici della sua vita sportiva.
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