Lapadula: “Noi come il Cagliari di Ranieri: soffriamo, ma alla fine vinciamo”

Il N°10 aquilotto si è raccontato a Tuttosport: "Ho giocato in tanti stadi, ma qui è diverso: i tifosi li senti oltre. D'Angelo, come Ranieri, è riuscito a farmi arrivare qualcosa."

Gianluca Lapadula si è sbloccato in maglia bianca alla settima presenza: doppietta decisiva per affossare la Sampdoria nel derby del “Picco“, doppietta da attaccante vero dal cuore dell’area di rigore.

Oggi il N°10 dello Spezia è intervenuto sulle pagine dei colleghi di Tuttosport rispondendo alle domande di Armando Napoletano: ecco un estratto della sua intervista.

COME DA COPIONE –A Pescara segnai dopo sette turni, a Cagliari dopo dieci, a Pescara dopo nove: come da copione mi sono sbloccato. Stavo bene fisicamente, guardavo la palla e pensavo ‘ma come prima venivi sempre da me…‘ Poi ho capito che era arrivato il momento.

COME IL PICCO NESSUNO STADIO –Io di stadi ne ho visti tanti, ma credetemi che a La Spezia è qualcosa di diverso. A San Siro e a Cagliari entrano molte più persone, ma qui le senti oltre. E segnare sotto la Curva Ferrovia è bellissimo!

IL QUADERNO –Ho l’abitudine di scrivere i pensieri su un quaderno e poi tornarli a rileggere. Il 4 aprile avevo scritto che stavo bene e che avrei vissuto bene il momento. E che tutto sarebbe arrivato, reti comprese…avevo quella sensazione e le gambe volavano.

GIGI RIVA –Lui disse che i gol gli attaccanti se li sognano anche la notte e ha ragione. Capita anche a me di rivisitare i momenti della partita quado mi fermo o mi riposo.

LUCA D’ANGELO –Non è questione di moduli, io è la prima volta in carriera che gioco con il 3-5-2. E’ questione di uomini! Dopo il rigore sbagliato a Cesena ci incrociammo in sala stampa e lui mi disse che non era successo niente, che era soddisfatto di quello che avevo dato in campo.

RANIERI –Quando arrivo a Cagliari prese me e Pavoletti e ci chiuse in una stanza dicendoci che il suo compito era far sì che la squadra mettesse palloni in mezzo e che al resto ci avremmo pensato noi. Che lui poteva anche andarsene, che non serviva. Non lasciava nulla al caso. C’è chi stenta a credere anche a quello che disse alla finale di ritorno a Bari. Ci chiese di stare chiusi per 70′ minuti e poi negli ultimi 20′ di mandare in area più palloni possibili e Pavo firmò la promozione.

UN ALLENATORE BRAVO –Un allenatore per me è bravo quando riesci a farti arrivare qualcosa. Ranieri con me l’ha fatto, D’Angelo anche, Vivarini solo in parte, Nicola no.

AREA DI RIGORE –E’ il mio habitat naturale, ci vivrei sempre. Sono dieci anni che non segno da fuori area.

OLTRE IL CALCIO –No alla televisione, si ai libri. Sto divorando quello di Yuri Chechi e poi il pianoforte. A Cagliari ne avevo uno inglese, ora mi sta arrivando anche qui.

TORINO E PERU’ – «A Torino risiedono lì i mie genitori, Gianfranco e Blanca Vargas, ma ora anche la mia famiglia. Mia mo-
glie Alessia e le mie tre bambine,Bianca, Regina e Sole. Torino è una città bellissima, elegante, amo girare tra le vie. Piena di
storia e musei, cambiata ma in meglio. È dentro di me. In Perù ho rivisto tutta la mia storia come un film, di recente; su una terrazza, a Lima, una sera, per un matrimonio. Tutti i miei parenti riuniti, le mie figlie e mia moglie inserite nel loro contesto e felici. Tutta la mia vita e il mio passato. Magari di quando i miei, che gestivano in via Nizza un negozio di fiori, potevano portare in Perù solo mia sorella Anna, perché il viaggio costava. Anna è fondamentale per me, lo è sempre stata. La loro cultura è anche la mia».

COSA TRASMETTERE AI GIOVANI – «Di credere in se stessi, di non guardare a dove sono ora, ma pensare dove magari saranno. Io ero al Milan ma non mi fermavo a ciò che era, la vivevo con calma. Metti a fuoco dopo. E poi devi dare tutto. All’Atletico Roma mi mandò il Parma, non mi facevano giocare. Dissi: o entro o spacco tutto. Ebbi ragione. A 35 anni ho lo spirito dei 23-24.»

SERIE A COME CON RANIERI? – «Come il Cagliari di Ranieri lo Spezia di D’Angelo sembra una squadra che può mollare, perdere tutto, ma poi la ribalta. Come quel Cagliari, soffre ma sembra quasi tutto programmato e scritto. A giugno vorrei andare in Nazionale per le qualifi cazioni mondiali, aff rontiamo Colombia ed Equador, signifi cherebbe che saltiamo i playoff . Ma soprattutto che siamo riusciti nell’impresa.».

PERU’ –Per avere possibilità di qualificazione dobbiamo fare nove punti nelle prossime tre partite, ma ci proveremo. La generazione è buona.

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11 mesi fa

Una partita alla volta senza guardare la classifica poi alla fine facciamo i conti, io ci credo ma piedi per terra

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