Osvaldo Jaconi: “D’Angelo e Calabro molto diversi. Al tecnico dello Spezia devo una vittoria contro il Genoa”

L'esperto tecnico ha allenato D'Angelo e Calabro al Castel di Sangro: "Una squadra di allenatori. Che bello il Picco: è lo stadio più inglese d'Italia"

Osvaldo Jaconi li conosce bene entrambi per averli allenati. Luca D’Angelo, attuale allenatore dello Spezia, e Antonio Calabro della Carrarese che oggi si sfideranno in un derby sentititissimo in un “Picco” infuocato e tutto esaurito. Li ha allenati in Serie B nel “miracolo” Castel di Sangro nella stagione 1997-1998. Oggi Jaconi ne ha parlato ai microfoni dei colleghi de Il Secolo XIX in una bella intervista.

“Con loro feci quello che si fa con i ragazzi intelligentie che vogliono apprendere: gli alleni negli ultimi 15 centimetri del problema. Non nelle gambe, ma nella testa e aggiungi alla loro intelligenza quello che puoi dargli.”

CARATTERISTICHE – “Forse vi stupirò, ma dico che i due sono molti diversi. Hanno caratteristiche simili e la stessa predisposizione a ciò che nel ruolo serviva di più ossia dedizione e sacrificio. Entrambi difensori con stili diversi. Calabro era un terzino ringhioso sull’uomo che ha fatto passare tanti brutti pomeriggi ai nostri avversari. D’Angelo più fisico, centrale difensivo e all’occorrenza libero. Un bel pensatore, ma anche lui applicato al massimo.”

UNA SQUADRA DI ALLENATORI – “Non sono affatto meravigliato che oggi facciano gli allenatori, come non lo sono che alleni Mignani o Altamura o ancora Cei. Erano tutti parte di quel gruppo. Non mi sorprende che Fusco faccia il direttore sportivo. E’ vero gli anni passano, ma certe caratteristiche le vedi da subito. Noi siamo il nostro vissuto, anche nel calcio.”

AMARCORD – “A D’Angelo devo una vittoria a Marassi contro il Genoa: segnò di testa. Calabro lo ringrazio per la sua disponibilità a cambiare quando glielo chiedevo.”

INGEGNERI E MURATORI – “In una squadra ai bisogno dei D’Angelo, dei Gattuso, dei Calabro come dei Kakà. In una squadra ci vogliono ingegneri e muratori per intenderci. Io avevo bisogno di loro, come loro di altri. Credo che stiano trasmettendo questo ai loro ragazzi.”

LO STADIO PICCO – “La seguo e cerchero di vedermi questo Spezia-Carrarese impegni permettendo. Anche per rivedere il “Picco” perché solo chi ci ha giocato dentro capisce bene questo stadio e quello che può darti, gli altri si limitano a parlarne per ‘fama’. Io ci ho giocato con Lecco, Teramo e Riccione negli anni ’70. Un bel problema stare lì in campo: se vuole quella gradinata ti viene letteralmente addosso. Credo che sia lo stadio più inglese che esiste in Italia: veramente bello, senza pista attorno.”

LA POSSIBILITA’ SPEZIA – “Dopo la sconfitta con lo Spezia con il mio Livorno le vincemmo tutte e andammo in Serie B, ma la vera storia c’è dopo. Entrai in contrasto con la dirigenza e mi dimisi, allo Spezia salutò Mandorlini. Il giorno dopo mi contattarono e ci mettemmo anche d’accordo, ma poi ci ripensaraono evidentemente.“

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