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Addio a Gerd Müller, bomber anni settanta

Campione d’Europa e del Mondo per Nazioni nel 1972 e 1974, Gerd Müller, alias Der Dicke, è stato il bomber per antonomasia. Si è spento ieri per Ferragosto

Una vita al Bayern Monaco, vincendoci tra gli altri trofei un tris di Coppe dei Campioni dal 1973 al 1976. Stamattina s’è arreso al morbo di Alzheimer Gerd Müller, 76 anni ancora da compiere. Nato a Nördlingen il 3 novembre del 1946, Der Dicke, ovvero il Grasso (era paffuto e di gamba corta, 1.74 per 77 chili), tra club e nazionale ha segnato 730 gol in 788 presenze ufficiali, alla media di 0,93 reti a partita. Con la maglia della Germania Ovest, addirittura più di 1 ad allacciata di scarpe: 68 in 62.

MORTO GERD MULLER, DER DICKE. Müller, detto Bomber der Nation (“Il cannoniere nazionale”) e Kleines dickes Müller (“Il piccolo grasso Müller”), era un killer d’area di rigore come mai se ne sono visti. Campione d’Europa nel 1972 segnando due dei tre gol con i quali la Germania sconfisse l’Unione Sovietica nella finale di Bruxelles, vinse il campionato del mondo del 1974 organizzato in casa, segnando il gol con cui la Germania Ovest superò di misura la Polonia in semifinale e quello che decise la finale a Monaco di Baviera contro i Paesi Bassi. Fu, a soli 28 anni, la sua ultima partita in Nazionale.

I RECORD DEL BOMBER. In bacheca, pienone totale: 4 titoli della Bundesliga (1968-1969, 1971-1972, 1972-1973, 1973-1974), 4 Coppe di Germania (1966, 1967, 1969, 1970-1971), 1 Coppa delle Coppe (1966-1967) oltre alle tre Coppe dei Campioni in premessa, la Coppa Intercontinentale nel 1976. Cresciuto a casa propria, dopo in biennio approdò al Bayern con cui vinse la Regionalliga nel 1965 quando il santuario biancorosso era ancora il piccolo Grunwalder Stadion, 12 mila spettatori stretti stretti. Concluse nel 1982 dopo un triennio ai Fort Lauderdale Strikers negli USA. Era malato da quasi sei anni: risale infatti al 6 ottobre 2015 il comunicato stampa del Bayern Monaco sulla sua lotta contro il morbo. Viveva in un centro medico specializzato. Inutile dirlo, forse, ma fu lui, precedentemente autore della temporanea rimonta sul 2-1, a costringere con un colpo di testa assassino Gianni Rivera, scansatosi difendendo il palo sull’ultimo corner contro, ad andare a fare il 4-3 in extremis nella famosissima semifinale del Mundial 1970 all’Azteca di Città del Messico, il 17 giugno di 42 anni or sono. Addio, Campione.

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