Marco Turati si è raccontato ai microfoni di Fabio Bernardini, nell’intervista pubblicata sulle pagine de La Nazione. L’allenatore dello Spezia ha affrontato diversi temi, soffermandosi sulle proprie convinzioni professionali, sul rapporto con i calciatori e sulla mentalità che intende trasmettere alla squadra. Alla base del suo metodo ci sono principi ben definiti: applicazione, rispetto delle regole e attenzione ai dettagli. Un’impostazione che talvolta può portarlo a utilizzare toni decisi nei confronti del gruppo, ma sempre con l’obiettivo di favorire la crescita individuale e collettiva.
«Considero il lavoro, l’educazione e la capacità di prestare attenzione aspetti imprescindibili. Probabilmente è proprio questa mentalità a rendermi particolarmente esigente con i ragazzi, ma ogni mia richiesta nasce dalla volontà di aiutarli a migliorare. Non bisogna mai sentirsi arrivati: mantenere una sana insoddisfazione permette di trovare continuamente nuovi stimoli. Mi piace mettermi alla prova, sperimentare soluzioni differenti e assumermi responsabilità anche quando si tratta di affrontare situazioni nuove. È un atteggiamento che cerco di applicare sia nel calcio sia nella vita quotidiana».
Il legame con Vincenzo Italiano e gli allenatori di riferimento
Nel corso dell’intervista non poteva mancare un passaggio dedicato a Vincenzo Italiano, figura importante nel percorso umano e professionale di Turati di cui l’attuale allenatore dello Spezia è stato collaborato tecnico sia nell’esperienza con il Club di via Melara conquistando promozione e successiva salvezza in Serie A sia alla Fiorentina. I due hanno condiviso anche l’esperienza da calciatori e, nonostante le rispettive carriere abbiano seguito strade differenti, hanno conservato un rapporto positivo.
L’attuale allenatore aquilotto riconosce le qualità del collega, apprezzandone tanto i risultati sportivi quanto le caratteristiche personali. Tra i riferimenti che hanno contribuito alla sua formazione, Turati indica inoltre Ventura e Sarri, senza dimenticare l’esperienza condivisa con Italiano.
«Con Vincenzo è nato un rapporto significativo, che continua ancora oggi in maniera molto positiva. Siamo entrambi persone semplici e questo ha sicuramente contribuito a mantenere un legame autentico. È una persona generosa, dotata di grande sensibilità, e penso che i traguardi che sta raggiungendo siano pienamente meritati. Sa anche godersi le soddisfazioni che il suo lavoro gli sta regalando. Nel mio percorso ho avuto la possibilità di imparare da allenatori come Ventura e Sarri, mentre con Italiano ho condiviso anche lo spogliatoio da giocatore. So bene quanto sia importante la sua carriera, ma non ho la pretesa di raggiungere gli stessi risultati: preferisco seguire la mia strada, conservando la mia identità».
La scelta dello Spezia e l’affetto di una tifoseria straordinaria
Tra gli argomenti affrontati anche le ragioni che hanno portato Turati ad accettare la proposta dello Spezia, nonostante la possibilità di intraprendere un’avventura in Serie B alla guida del Catanzaro. La piazza aquilotta era già conosciuta dal tecnico, che ha trovato un ambiente caratterizzato da passione, calore e grande attaccamento ai colori sociali.
Particolarmente significativo, secondo l’allenatore, è stato il comportamento dei sostenitori dopo la retrocessione. La partecipazione del pubblico non è venuta meno nemmeno con il passaggio in Serie C, dimostrando quanto sia profondo il legame tra la città e la squadra.
«Conoscevo già molto bene questa realtà e sapevo quanto la sua gente fosse legata alla squadra. Qui ho trovato sostenitori determinati, calorosi e animati da una passione davvero speciale. Il modo in cui il pubblico ha continuato a starci vicino dopo una retrocessione è qualcosa di difficile da trovare altrove. Per noi è una spinta enorme vedere circa diecimila persone sugli spalti, con altrettanti cuori che battono per lo Spezia, pronte a sostenerci anche in Serie C. È un segnale straordinario di appartenenza e, quando arriva il momento di festeggiare dopo una partita, il mio pensiero va proprio a loro».
Gli Invincibili e il progetto basato sulla crescita dei giovani
Guardando al rendimento della squadra, il confronto con una delle formazioni più celebri della storia spezzina è praticamente inevitabile. Il riferimento è allo Spezia degli Invincibili, protagonista della promozione nell’allora Serie C1 senza subire sconfitte. Turati conosce bene quella squadra e ne riconosce il valore, ma preferisce evitare paragoni con il gruppo attuale. Le due formazioni, infatti, presentano caratteristiche differenti, soprattutto per quanto riguarda la composizione della rosa e gli obiettivi tecnici.
«Ho ben presente quella squadra e conosco il valore di ciò che riuscì a realizzare. Credo, però, che non sia corretto sovrapporre le due esperienze, perché parliamo di gruppi con caratteristiche diverse. Nel nostro caso una componente importante del progetto riguarda i ragazzi più giovani, sui quali vogliamo investire e lavorare per favorirne la crescita e la valorizzazione».
Da Turatilandia a Spezialandia: il Gruppo viene sempre prima del singolo
L’entusiasmo dei tifosi ha portato alla nascita di un’espressione ormai riconoscibile nell’ambiente aquilotto: Turatilandia. Un soprannome che testimonia il rapporto positivo instaurato tra l’allenatore e la tifoseria, ma che lo stesso tecnico preferisce trasformare in qualcosa di più ampio.
Turati non vuole che l’attenzione si concentri esclusivamente sulla propria figura. Il suo desiderio è che i meriti vengano riconosciuti all’intera squadra, protagonista di un percorso costruito attraverso il contributo di tutti.
«Mi farebbe molto più piacere se, arrivati alla conclusione della stagione, si parlasse di Spezialandia anziché di Turatilandia. Quello che conta davvero è il lavoro della squadra, non il riconoscimento riservato a una singola persona. Il nostro compito è costruire qualcosa di importante tutti insieme».
Regalare emozioni alla gente e onorare la maglia
Il rapporto con la tifoseria rimane uno degli elementi centrali del progetto tecnico. L’allenatore vuole che lo Spezia diventi motivo di orgoglio per la città, attraverso prestazioni capaci di trasmettere entusiasmo e senso di appartenenza. Anche il concetto di famiglia, spesso utilizzato per descrivere l’ambiente aquilotto, assume un significato particolare nelle parole del tecnico. Un’identità che deve trovare conferma soprattutto sul terreno di gioco, dove l’impegno non può mai essere messo in discussione.
«Il nostro desiderio è costruire qualcosa che possa rendere felici i tifosi e regalare momenti di gioia alla nostra gente. Sapere che all’esterno veniamo percepiti come una famiglia mi rende orgoglioso, ma questo sentimento deve essere accompagnato dai fatti. Ogni volta che scendiamo in campo dobbiamo dimostrare attaccamento, responsabilità e disponibilità al sacrificio. Indossare questa maglia significa dare sempre tutto, senza risparmiarsi».
La classifica può attendere: prima viene il lavoro quotidiano
Infine, Turati ha affrontato il tema del rendimento nella prima parte della stagione e delle prospettive future dello Spezia. Nonostante il percorso compiuto abbia fornito indicazioni incoraggianti, il tecnico non intende lasciarsi condizionare dalla posizione in graduatoria.
Concentrarsi troppo presto sulla classifica potrebbe infatti alimentare aspettative eccessive, rischiando di compromettere la serenità necessaria per affrontare ogni partita. La priorità resta quindi il miglioramento della squadra, nella consapevolezza che ci siano ancora diversi aspetti sui quali intervenire.
«In questo momento preferisco che il gruppo non concentri troppe energie sulla classifica. Pensarci continuamente potrebbe farci perdere quella leggerezza mentale che serve per lavorare nel modo giusto. Finora abbiamo disputato un percorso positivo, ma sappiamo di poter fare ancora meglio e di avere possibilità di crescita importanti. È su questo che dobbiamo concentrarci ogni giorno, continuando a lavorare con serietà e determinazione».


