Oggi, mercoledì 27 maggio, è disponibile in libreria “Uno stadio per amico (e tutto il mondo fuori)”, un’opera che racconta la storia suggestiva e identitaria dello stadio Alberto Picco. Il volume propone un viaggio narrativo tra memoria, passione e tradizione calcistica spezzina.
Prefazioni e contributi
Il libro, firmato dalla penna sapiente del collega Armando Napoletano, si apre con le prefazioni di Marco Buticchi, Darwin Pastorin e Filippo Paganini, e raccoglie numerosi contributi di autori e collaboratori che ne arricchiscono il racconto, offrendo diverse prospettive sul legame tra città e impianto sportivo.
Uno stadio come luogo di identità
Il Picco viene descritto come un vero e proprio “paese nello stadio”, un luogo in cui generazioni di tifosi hanno vissuto emozioni, ritrovando ogni settimana ricordi d’infanzia, gioie e delusioni. Un punto di aggregazione sociale e affettiva, dove il calcio diventa esperienza collettiva.
Tra passione e appartenenza
Nel racconto emerge l’idea di uno spazio in cui la vita sembra concentrarsi dentro le sue mura, più che fuori. Per i tifosi ogni partita rappresenta un rito, fatto di attese, speranze e partecipazione emotiva, anche quando il risultato non premia la squadra.
Voci e testimonianze
Il volume include anche citazioni e riflessioni di protagonisti e giornalisti. Tra queste, le parole di Luca D’Angelo che sottolinea il coinvolgimento emotivo del pubblico, e giudizi di ex calciatori come l’ex campione di Francia e Juventus David Trezeguet, che ha descritto lo stadio come uno dei più difficili in cui abbia giocato.
Una storia lunga oltre un secolo
Oltre alla narrazione romantica, il libro ripercorre la nascita e l’evoluzione dell’impianto, arricchita dai contributi dei giornalisti sportivi locali che hanno raccontato per anni la storia dello Spezia e del suo stadio, simbolo di un percorso spesso in salita ma ricco di identità e appartenenza.

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