Sale in cattedra l’ex direttore sportivo dello Spezia Mauro Meluso e lo fa direttamente da Coverciano dove ha tenuto una lezione per la FIGC nel corso per i futuri Match Analyst. A raccogliere i suoi racconti e i suoi aneddoti sono i colleghi di Gianlucadimarzio.com Il racconto inizia proprio dalla sua esperienza con il Club di via Melara dove trovò in panchina un giovane Vincenzo Italiano.
L’esordio in casa del Sassuolo fu drammatico, ma Meluso non si perse d’animo: “Giocammo la prima partita di campionato contro il Sassuolo di De Zerbi che ci mise sotto. Perdemmo malamente, Italiano era sconsolato, ma io gli dissi: ‘Abbiamo fatto una grande partita, se questi sono i principi verremo fuori’.”
Meluso apprezza la visione di Italiano, un allenatore che puntava sempre a dominare il gioco: “Aveva un gioco quasi spavaldo, cosa che mi convinse che bisogna avere coraggio nel calcio. Altrimenti, se fai come il boxeur che sta all’angolo e para solo i colpi, prima o poi ti mettono al tappeto.”
I rimpianti per i talenti sfuggiti
Tra i momenti più significativi della sua carriera, Meluso non nasconde qualche rammarico per giocatori che, pur avendo enormi potenzialità, non sono riusciti a raggiungere la massima espressione. “Uno è sicuramente Daniele Verde, che era un giocatore che aveva delle potenzialità enormi, mi ricordava molto Salah.” Il talento di Verde fu notato anche da Fabio Paratici, che lo aveva considerato per sostituire Chiesa alla Juventus. Ma non sono solo rimpianti legati a giocatori non riusciti a esplodere: “Ho qualche rammarico, per esempio Agudelo, che ha scelto poi di andare all’estero.”
Il caso Piccoli: il centravanti che sfidò Italiano
Il percorso di Piccoli è un altro episodio significativo. Meluso racconta di come, nonostante la giovane età, il centravanti si dimostrò un talento con grande potenziale, ma inizialmente aveva delle difficoltà a seguire le richieste tattiche di Vincenzo Italiano: “Ogni tanto mi guardava storto, come per dirmi ‘ma chi mi hai portato?’” Meluso ricorda che, grazie alla pazienza e al lavoro di Italiano, Piccoli riuscì a crescere sotto il profilo tattico e a fare un grande girone di ritorno, fino a diventare un centravanti affermato.
Estévez e il rimpianto del mancato riscatto, Chabot e la nazionale tedesca
Un altra scoperta di Meluso fu Nahuel Estévez che, incredibilmente, i Platek decisero di non riscattare per una manciata di euro e che ora è protagonista in Serie A al Parma: “Presi Estevez per pochissimo e gioca ancora in A a Parma. Chabot è stato convocato in nazionale tedesca ed è un punto di forza dello Stoccarda, anche la Juventus la scorsa stagione ha chiesto informazioni su di lui.”
La storia di Leo Sena e l’imprevisto covid
Un altro talento che Meluso ricorda con dispiacere è Leo Sena, un giocatore che aveva impressionato durante le sue visite in Brasile. “Portai Leo Sena allo Spezia dopo averlo visionato in Brasile, ma purtroppo durante il covid ebbe una miocardite che gli impedì di avere l’autorizzazione medica per giocare.” Nonostante l’interruzione della sua carriera, Meluso sottolinea che Vincenzo Italiano era entusiasta di questo acquisto: “Vincenzo andava matto per lui, perché era veramente forte.”
I successi di alcuni giovani talenti
Tuttavia, Meluso ha avuto anche il merito di portare alla ribalta diversi giovani talenti, molti dei quali sono riusciti a fare carriera. “Presi Estevez per pochissimo e gioca ancora in A a Parma. Chabot è stato convocato in nazionale tedesca.” Meluso parla anche di Pobega, che ha portato dal Milan in prestito: “Lo portai dal Milan ma solo in prestito, perché Massara non voleva privarsene.” Tra gli altri, c’è anche Ismajli, oggi al Torino, che Meluso riuscì a portare a Spezia per una cifra contenuta.
Il cambiamento del ruolo del direttore sportivo: tra algoritmo e esperienza
Meluso riflette anche sui cambiamenti che il ruolo del direttore sportivo ha subito negli ultimi anni. Nonostante l’evoluzione tecnologica, con l’introduzione di algoritmi e analisi dei dati, Meluso resta un sostenitore della visione tradizionale, basata sull’esperienza diretta: “Io vengo dalla vecchia scuola, quella dove il direttore sportivo ha un ruolo centrale nelle scelte.” L’aneddoto che riguarda l’approccio dell’allora proprietà dello Spezia, Platek, a un algoritmo per le scelte dei giocatori, è un chiaro esempio del divario tra il passato e il presente del calcio: “La proprietà Platek mi disse che avrebbe voluto usare l’algoritmo. Io risposi che l’algoritmo poteva servire per scremare la ricerca, ma la scelta dei giocatori sarebbe stata mia.” Questo approccio, secondo Meluso, lo portò ad essere esonerato, nonostante avesse ancora un contratto di due anni.



Quanti rimpianti con i D.S. che sono passati dallo Spezia, Meluso, Angelozzi con il suo fido Doronzo che ora è Frosinone e sta’ facendo benissimo, tutti mandati via da qui
e ne vediamo purtroppo i risultati e sono anni che non riusciamo di avere un attaccante decente, la tifoseria è delusa e pure la stampa locale oggi spara su un allenatore che si è trovato questa situazione
e cerca di dare un minimo di gioco.
Criticare si può ma ora è tardi e andava fatto prima ma qui al porto delle nebbie funziona così.
Mi pare che stai criticando anche tu…
Un grande Direttore, che rivorreii domani a Spezia, riuscì in pochissimi giorni a fare quel mercato che l’articolo cita. E poi, come Angelozzi, un uomo di campo, un uomo di spogliatoio, un uomo di calcio