Il “Poeta” Sergio Ferretti entra nella Hall of Fame dello Spezia: “Eternamente grato!”

L’ex N°10 delle Aquile è stato celebrato al “Picco” con un tributo speciale che lo inserisce tra i grandi della storia aquilotta. Una storia di amore incondizionato per la maglia bianca e infinita riconoscenza per Società e tifoseria

Dalla serata di ieri, Sergio Ferretti è ufficialmente parte della Hall of Fame dello Spezia Calcio, un riconoscimento che suggella il profondo legame tra l’ex calciatore e la città ligure. Durante la sfida interna contro il Bari, all’intervallo, il “Poeta” è sceso sul terreno del “Picco” per ricevere l’omaggio della dirigenza e l’applauso commosso del pubblico, che ancora una volta lo ha accolto come uno di casa.

L’occasione è stata suggellata dalla firma su una fotografia storica, scattata con la maglia bianca, che da oggi trova posto nella stanza delle leggende del Club in via Melara. Un gesto simbolico, ma denso di significato, che celebra uno dei protagonisti più amati della storia aquilotta.

«Ogni volta che rientro alla Spezia è come tornare a casa, lo stesso vale per mia moglie e i miei figli. Andrò anche da Roberto Canese a mangiare, Antonio era un mio fraterno amico, e ogni volta mi piace onorarlo anche solo con il pensiero», ha raccontato Ferretti, visibilmente emozionato, nel pre partita.

La sua avventura calcistica, ormai parte della memoria collettiva, iniziò quando il figlio di Maroso, scomparso a Superga, gli diede la possibilità di esordire in Serie A nel 1975, nell’ultima giornata di campionato. «Varese già retrocesso dentro io a Vicenza: allora ero una vera promessa», ricorda con orgoglio ai microfoni de Il Secolo XIX.

Dopo quella prima esperienza arrivarono anni difficili, tra prestiti e infortuni. «Milanese, Messina, società satelliti, finché torno a casa per giocare in B e nell’estate del 1977 mi rompo il ginocchio destro, un calvario», ha spiegato. La diagnosi errata peggiorò la situazione: «Venni operato e mi tolsero un menisco, non accorgendosi che anche l’altro era leso. Continuai quindi a giocare finché crollò tutta la cartilagine. Riccardo Sogliano, il diesse che credeva in me, mi portò in mezza Europa in visita per risolvere, spinsi per essere operato e purtroppo ebbi ragione io. Qualche anno fa ho fatto una protesi, ora cammino meglio».

Malgrado tutto, Ferretti non abbandonò mai il campo: «Sì, tra mille sacrifici e cure, fino al Prato che fu la strada per arrivare allo Spezia». Da lì iniziò una nuova parentesi, segnata da una trattativa complessa e rocambolesca, come la definisce lui stesso. «Toccafondi pensava di buggerare Rossetto. Impossibile. Toccafondi cercava di vendermi per 120 milioni ma era il primo anno dello svincolo ed io ero libero. Allora voleva quei soldi per Telesio e Colombo. Non li vide mai ma noi andammo allo Spezia».

Con la maglia bianca, Ferretti trovò finalmente serenità e ispirazione. «Con Carpanesi, re della tranquillità, capace di stemperare dentro lo spogliatoio tutto. Un maestro ed un grande uomo». Fu una stagione di rinascita culminata con la promozione in C1, nonostante le difficoltà economiche. «Non prendevamo stipendio, io percepivo 45 milioni all’anno. Eppure la squadra aveva rosa ristretta ma qualità alta; se Pitino non fosse andato via al fallimento, avremmo vinto già a metà campionato il girone, invece fummo obbligati alla rincorsa».

Tra i ricordi più intensi c’è il celebre gol contro la Pistoiese. «Bandoni al cross, Carmassi carica Riccetelli, la palla rimbalza e lei arriva far esplodere lo stadio. Di Cola l’arbitro, disse che era impossibile annullarlo, sarebbe venuto giù lo stadio. Ricorda? Vero, ma forse compensò per non aver dato un rigore solare su di me cinque minuti prima», sorride Ferretti.

Gli anni spezzini rimasero i più luminosi: «Al Varese facevo l’ala, ma a quei tempi la tecnica sopperiva alla velocità, oggi non sarebbe possibile; qui giocai da regista. Poi Alessandria e Rimini, ma anche i guai al ginocchio che mi obbligarono allo stop».

Alla domanda su cosa rappresenti oggi lo Spezia nella sua vita, la risposta è immediata: «Un sogno eterno. Lo scorso anno l’Orgoglio spezzino mi ha organizzato una grande festa. Eternamente grato». Un tributo meritato, che sancisce l’ingresso del “Poeta” tra i simboli immortali del calcio spezzino.

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