Oggi in edicola sulle pagine dei colleghi di Tuttosport un’intervista rilasciata dal Direttore Sportivo dello Spezia Calcio Stefano Melissano che si racconta dagli inizi fino all’arrivo al Club di via Melara.
Un colloquio a cuore aperto in cui il dirigente aquilotto ha ripercorso le tappe più significative della propria carriera partita dalle giovanili del Lecce per poi approdare in Prima Squadra grazie al volere di Meluso che, in seguito, lo ha voluto al suo fianco anche in quella che fu la sua prima esperienza allo Spezia.
“Abbiamo vinto la C e la B con il Lecce, l’ho seguito allo Spezia dove ho conosciuto anche mister Vincenzo Italiano che poi ho raggiunto a Firenze”
L’ESPERIENZA IN VIOLA – “L’esperienza alla Fiorentina è stata fondamentale. Lavorare con Pradè significa apprendere relazioni, con Barone e Burdisso a supporto”
A rivolerlo in riva al Golfo dei Poeti fu Riccardo Pecini che decise di affidargli il ruolo di Direttore Sportivodel Club di via Melara. Dopo l’addio del D.t. italiano ecco l’arrivo di Eduardo Macìa. Tutte esperienze da cui Melissano ha sempre affermato di aver imparato molto cercando di “rubare” i trucchi del mestiere a dirigentI di caratura internazionale.
LA GRANDE OCCASIONE – “Qualcosa che ho cercato di fare mio, da gennaio scorso ho avuto più responsabilità dando vita allo Spezia come è oggi. Vedremo un’ulteriore risposta già a Cremona“.
IL FIORE ALL’OCCHIELLO: L’OPERAZIONE RACHID KOUDA – “Lo seguivo da un anno al Picerno, avevo spinto tanto per prenderlo. Farà molta strada“.
IL SUO SPEZIA ATTUALE – “È una squadra segnata dalle contestazioni e dalle difficoltà passate. Ci hanno colpito tutti tanto e da gennaio abbiamo iniziato un processo importante insieme a Gazzoli e D’Angelo, con la consapevolezza di dover invertire la rotta. Abbiamo preso calciatori che capissero al meglio la situazione. Oggi la squadra è un gruppo, in settimana si pensa avanti: partite come quella col Cesena, altrimenti, non si vincono”
LA SVOLTA PERSONALE – “Sento che c’è stata, ma l’ho voluta. Fare calcio a Spezia non è facile ma è molto bello. Abbiamo puntato su degli uomini“.
LA CRESCITA DI NICCOLO’ BERTOLA – “Lo mandai a Montevarchi due anni fa, era timido. È tornato, si è inserito e sta esplodendo: quando lo vedo entrare con decisione o caricare i compagni penso proprio a Montevarchi. Hanno tutti fretta, invece il tempo sistema sempre tutto”
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