Forza Aquile, ora c’è bisogno del lieto fine

Il calendario in salita, le prestazioni non esaltanti, un approccio sbagliato alle ultime partite: ci sarà da soffrire fino alla fine, ma se ti chiami Spezia è tutto nella norma. Ora però serve la svolta

La prestazione offerta ieri dallo Spezia in casa del Genoa non è stata davvero delle più incoraggianti, anzi tutt’altro.

La squadra ha sbagliato ancora una volta l’approccio ad una gara decisiva in termini di salvezza: era già successo con il Crotone, dove alla fine era arrivata una vittoria sul filo di lana, e a Bologna.

Un atteggiamento mentale diverso si era visto contro la capolista Inter al “Picco”, ma quelle si sa sono partite che “si preparano da sole” dal punto di vista emotivo.

Pronti a soffrire

Ci sarà da soffrire, e parecchio, nelle ultime cinque giornate per ottenere il traguardo tanto sospirato e ambito.

Niente di nuovo o che non si sapesse, ancora di più se ti chiami Spezia e affronti il tuo primo storico campionato di Serie A.

Il calendario, poi, non da una mano alle Aquile attese a Verona sabato prossimo, poi dalla sfida casalinga con il Napoli, di nuovi a “Marassi”, ma contro la Sampdoria e infine la doppietta del “Picco” Torino-Roma.

Tutte squadre che hanno ancora obbiettivi importanti da giocarsi al di là del Verona prossimo avversario che vorrà comunque riscattare un periodo di risultati non felice e che non regalerà niente.

Guardando l’altra faccia della medaglia il bello è che tutto rimane ampiamente in mano allo Spezia.

Chi non avrebbe firmato ad inizio campionato per una classifica del genere? Chiunque lo avrebbe fatto!

Ci vuole un cambio mentale

Bisognerà sicuramente fare degli aggiustamenti, prima di tutto nella testa, secondariamente anche in campo.

Errori banali come quelli di Genova, già visti almeno due volte anche con l’Inter, non sono più ammissiibli e non sempre può andare bene.

Inoltre alcune scelte iniziano davvero a lasciare dubbi: un Estévez tra i migliori contro la capolista sacrificato in panchina, così come Verde, tra i più in forma, che non può sempre incidere con pochi minuti a disposizione a gara in corso.

Inoltre le tribune per Ismajli, Marchizza e soprattutto Piccoli vedendo lo stato di forma e le prove offerte negli ultimi due mesi da Nzola stonano parecchio.

C’è da lavorare e tanto, magari cercando di recuperare anche un giocatore di grande qualità come Saponara.

Il bello è che tutto rimane ampiamente nelle mani, o meglio nei piedi e nella testa, dei “bianchi” di Vincenzo Italiano e quindi, ancora una volta di più, Forza Aquile!

Uno storia bella come la nostra al primo anno di Serie A ha bisogno del lieto fine…

Redazione

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