L’attaccante dello Spezia ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport.
Rey Manaj sta vivendo una stagione davvero importante con la maglia dello Spezia Calcio.
Dopo un avvio di stagione non del tutto convincente, l’attaccante albanese ha saputo conquistare l’affetto del pubblico spezzino a suon di prestazioni. Solo 4 i gol realizzati fin qui da Manaj che, però, ha dimostrato grande attaccamento lottando su ogni pallone e diventando quello che gli spezzini definiscono “uno da Picco”.
L’ex Inter e Barcellona ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport nella quale ha ripercorso la sua carriera, dall’arrivo in Italia al passaggio allo Spezia. Ed il sogno nel cassetto ĆØ chiarissimo…
Ecco le parole di Rey Manaj:
L’ARRIVO IN ITALIA – “Arrivai con i miei genitori a casa di una zia a Castelchiodato, in provincia di Roma. Era il 2000, era appena finita la guerra del Kosovo. Una mattina alle 5 bussarono alla porta: controlli. Non avevamo i documenti e fummo rispediti in Albania. Due anni dopo tornammo in Italia con i documenti in regola. Mio padre ci aveva preceduto per trovare lavoro. Io viaggiai su un gommone con mamma, la mia sorellina e una zia. Per fortuna ero piccolo e non ricordo nulla di quel viaggio. Però so che partimmo senza la certezza di arrivare. Dopo un periodo a Castelchiodato ci trasferimmo a Codogno. E lƬ ĆØ iniziata la mia storia nel calcio”.
L’IMPORTANZA DI MANCINI – “Mancini ĆØ stato un punto di riferimento per me. Mi ha sempre fatto allenare per la prima squadra. Ricordo lāesordio contro lāAtalanta e il gol di Jovetic poco dopo il mio ingresso. Ma la svolta fu incontrare Gigi Simoni alla Cremonese: stavo per cambiare club, mi disse di restare perchĆ© anche se avevo solo 16 anni avrei giocato in prima squadra. E grazie a quellāesperienza andai poi allāInter: un sogno per me che avevo sempre tifato per i nerazzurri e mi ero goduto il triplete del 2010. Probabilmente quando arrivai allāInter non ero ancora pronto a livello fisico e mentale. Ho ancora tanti amici lƬ, sento spesso Perisic e Brozovic”.
I RICORDI DI BARCELLONA – “Sono tanti. Mi viene in mente la firma sul contratto. Mi sembrava di giocare a Fifa sulla PlayStation e di scegliere la modalitĆ calciatore, invece era tutto vero. Allāinizio sono stato con la squadra B insieme a Gavi, Araujo, Riqui Puig e altri. Poi sono passato in prima squadra, per un paio di mesi ho avuto lāonore di correre e allenarmi con Messi. In quello spogliatoio non parlavo tanto, ma ascoltavo tutto. In ritiro lāestate scorsa ho dimostrato di potermi giocare le mie carte. Nella prima amichevole ho fatto una tripletta. In quei giorni mi voleva un altro club della Liga, ma il Barcellona decise di tenermi. Poi, però, sono stato io a chiedere di andare via”.
LA SCELTA DI LASCIARE LA CATALOGNA – “Koeman mi aveva spiegato la situazione. Al Barcellona dopo lāaddio di Messi cāera molta confusione. Avrebbero rinforzato lāattacco, ma anche io avrei avuto prima o poi la possibilitĆ di mettermi in mostra. Però ho deciso di puntare su me stesso e di dimostrare di poter essere protagonista in un grande campionato. Ć stata una questione di tempi, anche. Io sono andato via prima di Griezmann. Se invece fosse partito prima lui, io sarei rimasto al Barcellona”.
IL PASSAGGIO ALLO SPEZIA – “Era una bella scommessa. Un club ambizioso che si sta consolidando, una squadra giovane, un allenatore che sta costruendo il suo percorso dopo essere stato un campione. Ho capito che allo Spezia avrei potuto affermarmi definitivamente”.
IL SEGRETO PER SALVARSI – “Considerare ogni punto importante. Nellāultima fase della stagione un pareggio vale triplo. Abbiamo un buon vantaggio, ma non dobbiamo sperperarlo”.
SU THIAGO MOTTA – “Ci chiede alta intensitĆ in ogni allenamento. Ć un grande motivatore, oltre che una persona umile che vive di calcio. Non si vanta mai del suo passato, dimostra una notevole passione per il suo lavoro”.
SOGNI NEL CASSETTO – “La salvezza con lo Spezia. E poi sono curioso di vedere cosa riuscirĆ a fare la mia Albania: abbiamo un gruppo ambizioso, la nuova generazione ĆØ forte e puntiamo a qualificarci al prossimo Europeo. Ricordo ancora con i brividi il mio debutto in Nazionale: entrai dalla panchina e segnai dopo dieci secondi”.
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