Ci sono centravanti che vivono soltanto nell’area di rigore e altri che trasformano il campo intero nel proprio territorio. Simone Mazzocchi appartiene alla seconda categoria.
L’attaccante dello Spezia è un numero nove atipico: non aspetta soltanto il pallone decisivo, ma partecipa alla costruzione, lotta, corre e si sacrifica per la squadra. Un profilo che ha convinto Guido Angelozzi, abile ancora una volta nel leggere il futuro di un attaccante, e che ha spinto Marco Turati a metterlo al centro del nuovo progetto aquilotto. Non soltanto come riferimento offensivo, ma anche come leader: la fascia da capitano rappresenta una responsabilità importante, accettata con entusiasmo dal bomber lombardo.
Dalla scuola Atalanta alla consacrazione
Come raccontato da Armando Napoletano sulle pagine de Il Secolo XIX, la storia di Mazzocchi nasce nel segno del lavoro e della formazione. Nato e cresciuto a Milano, nel quartiere Prato Centenaro, muove i primi passi nel GS Villa prima di entrare nel mondo dell’Atalanta, una delle migliori scuole calcistiche italiane.
Nel settore giovanile nerazzurro cresce sotto la guida di tecnici come Bonacina e Stefano Vecchi, collezionando 54 presenze e 16 reti nei campionati giovanili. Un percorso costruito senza scorciatoie, fatto di sacrificio e continua crescita.
L’incontro con Turati e una storia che si ritrova
Uno degli incroci più significativi della carriera di Mazzocchi è quello con Marco Turati. I due si conoscono ai tempi del Siracusa, quando l’attuale allenatore dello Spezia era ancora un calciatore. Anni dopo si sono ritrovati con ruoli diversi, ma con lo stesso rapporto basato sul lavoro quotidiano.
«È sempre un bel martello. Lo era in campo come compagno, lo è ora con un’altra veste», ha raccontato Mazzocchi parlando del tecnico. «Cerchiamo di fare al massimo ciò che ci chiede e poi, più passano i giorni, più le cose vengono in automatico». Parole che raccontano un legame nato prima ancora della collaborazione professionale.
Il percorso tra Serie B e maturità
Dopo l’esperienza in Sicilia, la carriera di Mazzocchi lo porta in diverse piazze: Sudtirol, Reggiana, Ternana, ancora Sudtirol e infine Cosenza. Proprio in Calabria arriva la definitiva consacrazione. In Serie B diventa un punto fermo dell’attacco rossoblù, dimostrando quelle caratteristiche che oggi lo rendono prezioso: fisicità, generosità e capacità di lavorare per il Gruppo.
L’operazione che lo ha portato allo Spezia rappresenta una scommessa condivisa tra società e giocatore: un investimento costruito su obiettivi comuni e sulla possibilità di tornare protagonisti.
Il “Mandzukic” di Turati
Le caratteristiche di Mazzocchi hanno spesso portato a paragoni particolari. Il suo ex allenatore Fabio Caserta lo aveva accostato a Mario Mandzukic nella sua ultima esperienza alla Juventus: un centravanti capace di segnare, ma anche di difendere, pressare e aiutare i compagni. Una definizione che si adatta perfettamente alla filosofia di Turati, basata su intensità e partecipazione collettiva.
Il sogno del gol al Picco
Lontano dai riflettori, Mazzocchi è un attaccante riservato, poco incline alle dichiarazioni e senza particolari idoli calcistici dichiarati. Una delle poche curiosità emerse riguarda il desiderio di segnare un gol in rovesciata alla Cristiano Ronaldo.
La Curva Ferrovia, però, oggi chiede soprattutto una cosa più semplice: vedere più palloni possibili finire in rete alle spalle degli estremi difensori avversari. Perché nello Spezia che vuole tornare in Serie B, Simone Mazzocchi non sarà soltanto un centravanti. Sarà il punto di riferimento di una squadra chiamata a combattere su ogni campo e in ogni partita.
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Mazzocchi e’ un grande calciatore che si sacrifica per la squadra. Merita di giocare in serie superiori e spero le raggiunga presto con lo Spezia. Un saluto da Cosenza
Dai che si ritorna in B