Spezia, Turati sulle orme di Italiano: la nuova identità delle Aquile nasce dalla stessa filosofia

Dal lavoro al fianco del tecnico della promozione in Serie A alla panchina del Picco: Marco Turati riparte dal modello che ha portato gli aquilotti nella storia

Dalla lavagna di Vincenzo Italiano alla panchina dello Spezia. La storia di Marco Turati sembra avere un filo conduttore preciso: costruire, attraverso il lavoro quotidiano, una squadra capace di superare i propri limiti.

L’ex difensore, oggi tecnico aquilotto a 44 anni, è stato protagonista da collaboratore nella stagione più importante della storia recente del club: quella della storica promozione in Serie A. Ora è chiamato a guidare la rinascita dopo la caduta in Serie C, con una missione completamente diversa, ma con una filosofia molto simile.

Come raccontato da Armando Napoletano sulle pagine de Il Secolo XIX, il legame tra Italiano e Turati passa anche dalla presenza di un uomo chiave: Guido Angelozzi, oggi nuovamente alla guida dell’area tecnica spezzina.

Dalla lavagna di Trapani al sogno Serie A

La celebre lavagna di Italiano, diventata simbolo del suo calcio, nacque quasi per caso durante l’esperienza a Trapani. Recuperata in una scuola siciliana dove la squadra si allenava utilizzando la palestra, riportava una frase destinata a diventare un manifesto: Nessun limite solo orizzonti”.

Turati quella filosofia l’ha vissuta da vicino. Era uno dei collaboratori più coinvolti nello staff dell’allenatore siciliano, una sorta di alter ego tattico del tecnico. Dopo aver seguito Italiano anche alla Fiorentina, ha scelto però di intraprendere un percorso personale. Prima l’esperienza al Siracusa, dove ha costruito il proprio bagaglio professionale, poi la chiamata dello Spezia per una nuova sfida.

Il ritorno al 4-3-3 e al 4-2-3-1

Una delle grandi novità del nuovo Spezia riguarda anche l’aspetto tattico. Dopo quattro stagioni caratterizzate dal 3-5-2, Turati ha riportato sistemi più vicini alla “scuola di Vincenzino“: il 4-3-3 e soprattutto il 4-2-3-1, moduli che gli permettono di occupare meglio il campo e garantire maggiore presenza offensiva.

La sua idea di calcio punta su concetti chiari: intensità, aggressività, pressing alto e volontà di comandare la partita. Non un possesso fine a sé stesso, ma una gestione della palla finalizzata a creare occasioni, portare uomini tra le linee e attaccare con continuità.

Pressing, verticalità e coraggio

Nel calcio di Turati tornano alcuni principi già visti con Italiano: difesa alta, centrali rapidi, squadra corta, grande mobilità e ricerca immediata della verticalizzazione.

Gli attaccanti non sono chiamati soltanto a finalizzare, ma anche a partecipare alla fase di recupero del pallone attraverso un pressing organizzato. Il tecnico ha scelto giocatori funzionali alla sua idea: elementi come Alessandro Cardinali, Motiejus Šapola e Damiano Cancellieri rappresentano profili capaci di interpretare un calcio fatto di dinamismo e sacrificio.

Angelozzi e il tempo necessario

Come spesso accaduto nella sua carriera, anche Angelozzi ha puntato su un allenatore giovane ma con idee precise. La strada intrapresa ricorda quella seguita con Italiano: un progetto costruito passo dopo passo, senza scorciatoie.

Lo stesso tecnico oggi al Besiktas ha speso parole importanti per il suo ex collaboratore: “Farà bene, è intelligente e parte con un bel vantaggio: conosce la Spezia e la sua storia, sa dov’è arrivato, lì ha già vinto”. Il nuovo Spezia nasce quindi da una continuità ideale: stesso direttore, stessa cultura del lavoro, ma una nuova sfida da affrontare. A Turati servirà tempo, ma la base del progetto sembra chiara: riportare le Aquile verso nuovi orizzonti.

Redazione

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2 Commenti
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Fabrizio
6 giorni fa

Vai Marco siamo tutti con te

Commento da Facebook
6 giorni fa

Passionale, emotivo, fortemente coinvolto e motivato ad ogni match. Dopo una “mummia”
è certamente ciò
che necessitava ad
una squadra che merita
ben altri palcoscenici.
Spero ci porti in alto.

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