Secondo quanto riportato dal collega Gian Paolo Battini su Il Secolo XIX, il tribunale del Riesame di Genova ha deciso che due ultras dello Spezia coinvolti negli scontri con la polizia al Centro Sportivo ‘Ferdeghini‘, dopo il derby contro la Carrarese, potranno lasciare il carcere a condizione di indossare il braccialetto elettronico agli arresti domiciliari.
I protagonisti di questa decisione sono Alessandro Sciamanna, 25 anni, e Gianmarco Plicanti, 23 anni, difesi rispettivamente dagli avvocati Cesare Bruzzi Alieti e Fabio Sommovigo.
Le condizioni imposte dal Tribunale
Il tribunale, presieduto da Adriana Petri, ha stabilito che i due indagati, una volta indossato il braccialetto elettronico, non potranno allontanarsi dalle loro abitazioni senza lāautorizzazione del giudice. In caso di violazione delle prescrizioni, gli arresti domiciliari potrebbero essere revocati e sostituiti con la custodia in carcere. Inoltre, sarĆ vietato a Sciamanna e Plicanti comunicare con chiunque, se non con i familiari conviventi o i difensori.
Coordinamento della Polizia per l’applicazione della misura
Il tribunale di Genova ha incaricato la Digos della Spezia di coordinare tutte le operazioni necessarie per l’applicazione di questa misura. Ciò implica che i poliziotti dovranno reperire i braccialetti elettronici per avviare l’esecuzione degli arresti domiciliari.
Gli scontri e le accuse
Gli scontri erano avvenuti il 6 aprile scorso, al centro sportivo Ferdeghini, quando il pullman dello Spezia era rientrato dalla sconfitta contro la Carrarese. In seguito a questi eventi, la pubblica accusa, rappresentata dal pm Maria Pia Simonetti, aveva richiesto e ottenuto la custodia cautelare per Sciamanna, Plicanti e un altro ultras, Thomas Ryan Comiti, 26 anni, che aveva ottenuto immediatamente gli arresti domiciliari per motivi personali.
Le accuse a Sciamanna, Plicanti e Comiti
Secondo le indagini condotte dalla Digos di Genova, dirette dal commissario capo Edoardo Bruno, i tre ultras sono ritenuti i principali responsabili dell’aggressione alla polizia, che ha portato al ferimento di nove agenti del reparto mobile e un operatore della Digos.
Gli ultras avrebbero usato spranghe di ferro, pietre, bottiglie di vetro e cinture con fibbie metalliche per attaccare i poliziotti. Le accuse a loro carico comprendono resistenza a pubblico ufficiale aggravata, lesioni aggravate, uso di oggetti pericolosi in manifestazioni sportive e travisamento (tranne che per Sciamanna, che agƬ a volto scoperto).
Le indagini e gli arresti
Le indagini sono state facilitate grazie alle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza. I tre ultras avrebbero dovuto essere arrestati l’8 aprile, quando la polizia tentò di eseguire cinque arresti “differiti”. Tuttavia, non furono trovati nelle loro abitazioni al momento del tentativo di arresto. Nel frattempo, altri due ultras, Maurizio Benedetto e Filippo Repetto, furono messi agli arresti domiciliari, pur non essendo considerati esecutori materiali degli attacchi, ma solo per aver incitato gli altri tifosi.
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come rovinarsi la vita per niente! godetevi il calcio e non la porcheria che c’ĆØ intorno
Giustizia..??? Solo per Alcuni Delinquenti che giornalmente delinquono vengo rilasciati in meno di 24 ore questa e’ L’italia la giustizia funziona a piacimento di chicomanda..!!! VERGOGNA
i nomi dei veri delinquenti non li mettete mai fate pena
Strano,un giocatore con condanna in primo e secondo grado per stupro gioca Senza limitazioni ed ha un ‘ accusa più grave,un uomo sospettato di omicidio può decidere se presentarsi o meno ad un colloquio ….però i tifosi preventivamente pagano anche per reati meno gravi di omicidio e stupro
Carrarino dovete arrestare mazzoni Roberto.. ladro…
Nomi in prima pagina manco i pedofili
Mi raccomando mettiamo i nomi…. D’altronde per gli ultras tutto va bene…..