L’Editoriale – Il vero “cuore” dello Spezia: la passione dei suoi tifosi!

Una storia fatta di emozioni, sacrifici e un amore che supera ogni divisione: come ricorda Molinari il legame tra i tifosi e la maglia bianca va oltre la categoria

Se togliamo la parte professionale degli interpreti stessi, degli addetti ai lavori, degli interessi che gli girano intorno, dalle TV alle piattaforme streaming che lo hanno fatto diventare una sorta di “spezzatino“, un prodotto commerciale da vendere dove tutto è massimizzato al profitto e a partirne è solo il tifoso, se togliamo ancora gli interessi di palazzo e la corsa alle poltrone dove si siedono in alternanza sempre le solite note figure e se ci concentriamo sul legame autentico che i tifosi hanno con la propria squadra, cosa rimane del calcio?

Per chi scrive, il calcio è sempre stato e rimane passione prima che lavoro, un amore viscerale verso quel pallone che rotola su qualsiasi campo, dalla Serie A ai più umili e polverosi campi della provincia spezzina che il sottoscritto ha frequentato, con orgoglio, per diverse stagioni. Questo è il vero calcio, quello che appartiene alla gente, che è tifo, emozione e un senso di appartenenza che va al di là delle categorie e delle vicissitudini di classifica.

Le parole di Sartre e Pasolini sul calcio come metafora della vita

Il calcio non è solo uno sport: è una metafora della vita. Come diceva il filosofo e scrittore Jean-Paul Sartre, il calcio incarna le regole, le sfide, i fallimenti e i successi della vita. Anche Pasolini, riconosciuto da tutti come uno dei più grandi intellettuali del ‘900, ne parlava come di un’invenzione che provoca stupore, una “sovversione del codice”. Per molti tifosi, il calcio è proprio questo: più di un semplice gioco, è un’esperienza che va oltre la competizione, un riflesso delle emozioni che viviamo ogni giorno. Più semplicemente ci sentiamo di accordarci al pensiero del grande Vujadin Boskov che quando sentenziava qualcosa raramente sbagliava: “Il calcio è la cosa più importante tra le cose meno importanti del mondo.

Il calcio come emozione e senso di appartenenza

Il calcio è un linguaggio universale che si vive negli stadi, nei bar e con gli amici. È un’altalena di sensazioni che oscilla tra la gioia incontenibile per una vittoria e la frustrazione per una sconfitta. Lo Spezia, la squadra che rappresenta la nostra città, è la fonte di queste emozioni per i suoi tifosi, che vivono ogni partita prima di tutto come una questione di cuore perché si identificano nelle maglie bianche. E anche se le regole del “calcio moderno” tendono a diluire questa passione, o almeno ci provano, il vero calcio è quello che continua a esistere, nelle piccole e grandi storie quotidiane dei tifosi.

Angelo Molinari: un tifoso che ha vissuto la storia dello Spezia

A ricordarci cosa rappresenta il calcio più vero, quello più genuino, è stato Angelo Molinari, storico tifoso dello Spezia che ha vissuto la storia del Club di via Melara fin da giovane. Per lui, il calcio non è mai stato solo un passatempo, ma un punto di riferimento fondamentale della sua vita, una vita che oltre a storico commerciante spezzino lo ha visto anche presiedere il Panathlon La Spezia, per due volte comparire nel Consiglio di Amministrazione dello Spezia stesso fino a essere presidente della storica Pallanuoto Lerici.

Domenica scorsa, Molinari era sedto al suo solito posto al “Picco“, a osservare la sconfitta contro il Mantova che ha lasciato lo Spezia all’ultimo posto in classifica. Un momento difficile che lo ha riportato indietro nel tempo.

Un ricordo commovente dalla stagione 1951

Molinari è intervenuto subito dopo il triplice fischio alla trasmissione “Dopo le Aquile“, da anni in onda sull’emittente locale Tele Liguria Sud, dove ha raccontato con commozione di un ricordo lontano, di 75 anni fa, quando da bambino era presente in gradinata nel 1951, quando lo Spezia retrocesse dalla Serie B alla Serie C.

75 anni fa ero presente nello stesso punto della gradinata in cui mi trovavo oggi . Quel giorno del 1951 ero un bambino e lo Spezia è retrocesso dalla B alla serie C. Io piangevo e ricordo che accanto a me c’era una signora, che mi ha guardato ed è venuta a consolarmi “. ha raccontato con un velo di emozione.

Molinari, che di aneddoti che riguardano lo Spezia Calcio ne avrebbe a carrettate da raccontare, ricorda come quella retrocessione, come altre subite dal club nei decenni a venire, non hanno mai fatto scemare l’amore per il Club e per la maglia bianca che rappresenta la città.

L’amore per la squadra va oltre le difficoltà

Lo Spezia ci mise 55 anni a tornare in Serie B, ma i tifosi aquilotti non hanno mai smesso di credere nella squadra aldilà della categoria. Anni in cui si è passati anche attraverso fallimenti, collette tra i tifosi per cercare di salvare il salvabile e quindi, anche oggi, nonostante le difficoltà attuali e la concreta possibilità di una retrocessione dopo un (quasi) ventennio d’oro per il Club di via Melara culminati con i suoi primi tre campionati consecutivi in Serie A, l’amore per la maglia e la squadra che rappresentano la nostra città rimane intatto, un amore che va ben oltre la categoria. Questo per noi è il vero calcio, quello che non si misura con le classifiche ma con l’amore incondizionato dei tifosi.

La passione che non conosce retrocessione

Molinari non ha avuto bisogno di altre parole per spiegare cosa significhi il “vero calcio“. La sua storia e quella dei tanti tifosi come lui sono la testimonianza di come, nonostante le difficoltà, la passione per la propria squadra non svanisce mai. Del resto chi ha vissuto fallimenti, retrocessioni, la Serie D, i campi polverosi di provincia, chi ha esultato a Pizzighettone, ma anche su campi come quelli di Rivoli, Biella e chi più ne ha più ne metta non può spaventarsi davanti a una retrocessione, perché il calcio, quello autentico, non ha bisogno di televisioni e lustrini per far battere il cuore di chi lo ama.

Redazione

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3 Commenti
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Has Fidanken
4 mesi fa

Grazie veramente un cuore parlante questo articolo. La più grande delusione l’ho vissuta gli ultimi anni di un Volpi che non ci calcolava più. Pagava ma non partecipava, non aveva emozione. Ho scoperto lo Spezia a 12 anni. al Picco Spezia 1 Carrarese 2. Da lì in tribuna portato da un amico di famiglia…quel muro bianco della curva quell’emozione di tristezza profonda…ha scavato un solco ed un legame. Ma oggi tutto questo non esiste più. I ragazzini in giro parlano del Manchester City… Non seguo più la serie A. La Nazionale mi dà sempre meno emozione…perché scegli in un campionato… Leggi il resto »

Commento da Facebook
4 mesi fa

@follower 🦅 Tifosi aquilotti che ne pensate❓🖋️ Scrivetecelo nei commenti…

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