La rivoluzione nel mondo arbitrale italiano è finalmente partita. Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha dato il via a un progetto ambizioso che prevede la trasformazione degli arbitri italiani in professionisti a tutti gli effetti. Ispirato al modello inglese della PGMOL, questo cambiamento mira a creare una nuova entità che gestirà gli arbitri di Serie A e Serie B, con l’obiettivo di garantire maggiore efficienza e autonomia nella gestione delle categorie arbitrali.
La creazione di un ente autonomo
Il progetto prevede la creazione di una società di diritto privato, completamente controllata dalla FIGC, che avrà il compito di gestire gli arbitri in modo indipendente. Il nuovo ente separerà chiaramente la parte tecnica da quella politica, basando le scelte esclusivamente su criteri meritocratici e professionali, superando il sistema precedente che privilegiava la rappresentanza territoriale.
Questo segna una svolta importante nella gestione degli arbitri italiani, un cambiamento che era nell’aria da tempo ma che ora sta prendendo forma.
Gestione e autonomia: il ruolo del CdA
Il nuovo organismo avrà a disposizione un budget iniziale di circa 20 milioni di euro, garantito dalla FIGC, e sarà gestito da un CdA composto da tre membri indipendenti. Saranno questi membri a nominare il direttore generale e, soprattutto, il direttore tecnico, la figura chiave di tutta la riforma.
Gravina ha sottolineato che la scelta del designatore arbitrale non sarà più influenzata da logiche politiche interne all’AIA, ma basata esclusivamente su merito e performance. Nonostante le perplessità di alcuni, come il vicepresidente dell’AIA Francesco Massini, che avrebbe preferito un maggiore controllo tecnico, la direzione sembra ormai decisa.
Contratti e stabilità per gli arbitri
Oltre alla gestione tecnica, la riforma avrà un impatto anche sul quotidiano degli arbitri. Gli arbitri di élite, infatti, saranno assunti con contratti a tempo determinato che garantiranno loro uno stipendio fisso, indipendente dal numero di partite dirette.
Inoltre, i contratti comprenderanno diritti d’immagine e trattamento di fine rapporto, una novità che mira a offrire maggiore stabilità economica ai direttori di gara. Per assicurare un ricambio generazionale, sarà istituito un sistema di promozioni annuali dalla Serie C, mantenendo la formazione arbitrale sotto l’egida dell’AIA, ma con l’accesso alla professione regolato dal nuovo direttore tecnico.
Fasi finali della riforma
I prossimi passi della riforma sono già stati definiti. Il 23 marzo si terrà un incontro con i presidenti di Serie A per discutere i dettagli del piano, mentre ad aprile la riforma sarà portata in Consiglio Federale per l’approvazione definitiva. Se tutto procederà secondo i piani, la nuova struttura arbitrale sarà operativa già a partire dalla stagione 2026-27, segnando un punto di svolta nella gestione degli arbitri in Italia.


