Oggi in forza al Modena l’ex aquilotto Mattia Caldara ha ripercorso alcuni momenti difficili vissuti negli ultimi della sua carriera in un’intervista concessa a Gianluca Di Marzio. Eccone un estratto.
RIMORSI – “Rimorsi? Probabilmente due. Il primo è quello di non aver giocato con la Juventus. In quella rosa c’erano giocatori incredibili”.
MILAN – “Il secondo rimorso è non essere riuscito a dare ciò che volevo al Milan. Contro la Salernitana mi sono reso conto di cosa ho vissuto. Arrivo al Milan e subisco un infortunio al tendine d’Achille. Certo, qualcosa di grave ma che ho superato. Ma quello al crociato non l’ho mai accettato. Ho pensato anche al ritiro. Ero tornato in campo il 24 aprile in Coppa Italia. Gioco 60′. Mi stavo riprendendo. Subito dopo Musacchio era in diffida prende il quinto giallo e viene squalificato. Sarebbe toccato a me giocare titolare in campionato. In quella settimana però mi rompo il collaterale durante gli allenamenti. È stato difficile da accettare. Da digerire. Se avessi giocato? Se avessi fatto una buona partita?Nel calcio passi dallo zero al cento in un attimo”.
SPEZIA E MODENA – “Non ho mai toccato la depressione. Mi hanno salvato la famiglia, i genitori e Antonio, mental coach che mi ha aiutato nell’anno a Spezia. Adesso a Modena ho ritrovato la gioia di giocare. Sono tornato bambino. Apprezzo il non sentire dolore, la tensione del prepartita, anche le fatiche del ritiro che non facevo da anni“.
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