Fredberg: «Non me ne vado: arrendersi non è un’opzione»

Il CEO della Sampdoria, affronta i temi più delicati del momento blucerchiato tra risultati deludenti, contestazioni, mercato e obiettivi stagionali.

Jesper Fredberg rompe il silenzio e interviene in un’intervista programmata da settimane, indipendentemente dal successo ottenuto contro la Juve Stabia. A poco più di un mese dall’apertura del mercato invernale, il dirigente affronta i nodi più delicati del recente percorso della Sampdoria, prossimo avversario dello Spezia domenica pomeriggio allo stadio ‘Picco‘, una fase che lui stesso definisce complessa.

«Sia i risultati che le performance non sono quelle che ci aspettavamo, e la nostra delusione si allinea a quella della tifoseria. In questo club c’è tanta storia, la più recente purtroppo non è stata positiva e ce ne stiamo portando dietro il peso… Io sono arrivato solo a luglio, ma ne sono consapevole», spiega al Secolo XIX.

Cosa non funziona

Fredberg entra poi nel dettaglio: «Non è solo una singola cosa, ma diverse. L’aspetto mentale è una parte, un altro è il peso del recente passato negativo… abbiamo cercato calciatori affamati, molti lo sono e lo hanno dimostrato. Sicuramente non tutti stanno rendendo al massimo del loro potenziale».

Secondo il CEO, gli infortuni, il cambio di allenatore dopo otto giornate e una preparazione estiva ridotta hanno inciso pesantemente. «In momenti così ritrovare l’unità è fondamentale. Io, arrivando da fuori, posso essere più lucido nel valutare le cose. Non ho un’agenda politica».

La contestazione e il ruolo della dirigenza

Il dirigente affronta anche le critiche ricevute insieme all’investitore Tey, a Walker e al presidente Manfredi: «Le contestazioni fanno parte del calcio. Però per quanto mi riguarda è più difficile da comprendere. Io non sono il proprietario, non sono un investitore, non conoscevo nessuno prima di arrivare qui. Vorrei essere giudicato per le mie competenze e il mio lavoro».

Aggiunge: «Il mio compito è creare una struttura forte e durevole… Non posso rispondere per la proprietà. Qui ci sono due ad: io per la parte sportiva e Fiorella per la corporate. Tra noi c’è grande collaborazione».

Alla domanda se abbia mai pensato di lasciare, Fredberg risponde con fermezza: «Sarei un robot se non vedessi cosa succede attorno a me. Andarmene però, arrendersi, non è un’opzione. Ho un contratto e voglio finire il mio lavoro qui. Non possono essere una vittoria o una sconfitta a determinare tutto». Una posizione netta, che conferma la volontà di portare avanti il progetto.

Il tema della lingua

Il danese commenta anche la difficoltà comunicativa: «Potrebbe… ma prendo quattro lezioni a settimana e capisco il 40% di quello che mi si dice. Entro Natale voglio migliorare ancora. La lingua è fondamentale». Annuncia inoltre che il club offrirà corsi gratuiti di italiano per gli stranieri e di inglese per i tesserati italiani.

L’obiettivo stagionale

Fredberg definisce le priorità sportive: «Ritrovare stabilità, partita dopo partita, e finire a metà classifica. Ho piena fiducia nella squadra, per me questa è una buona squadra, e nello staff tecnico».

Il mercato di gennaio

Il CEO conferma che l’impegno sarà significativo: «Strategico. Siamo già al lavoro per individuare i profili ideali. La proprietà ci ha assicurato il budget necessario per fare un mercato aggressivo. Quanto è? Meglio non dirlo… Ma possiamo essere aggressivi». E sulla tipologia dei rinforzi: «Performanti dal giorno 1, anche giovani perché no».

«Quanti saranno i nuovi elementi che arriveranno a gennaio? Sicuramente non due o tre, ma di più. Poi vedremo il resto. Altare, ad esempio, è fuori lista, ma lo stiamo valutando. E ci saranno anche uscite». Un intervento sul mercato che si annuncia consistente.

Sul tema dell’uso dei dati, Fredberg è chiaro: «Questa cosa mi irrita… Come tutti i club utilizziamo i dati, ma non è un computer che prende le decisioni. Un profilo si costruisce con tre punti: dati, occhio umano e network».

L’ambizione Serie A e i rapporti con la proprietà

Sul tema della promozione, risponde così: «Io per primo ho l’ambizione di tornare in A. Ho scelto la Samp anche avendo offerte da club in posizioni migliori. Sono venuto qui per la A». Aggiunge: «Non ho mai sentito dire dalla proprietà che non vogliano più supportare economicamente la Sampdoria. Quando ho chiesto un extrabudget per un data analyst e per Lombardo, me lo hanno concesso».

Il ruolo di Lombardo

La chiosa riguarda il nuovo arrivo nello staff: «C’è massima fiducia in Foti e Gregucci. Lombardo non è un piano B. È un allenatore del club, un ambasciatore di sampdorianità. È stato preso per garantire continuità tecnica». Un tassello importante per il progetto di riorganizzazione interna.

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La gravinese

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