Galli: “Donadoni tecnico tenace, deciso e competitivo, ma non dimentica mai il lato umano”

L'ex compagno di stanza del tecnico aquilotto ai tempi del Milan di Sacchi: "Uomo di grande competenza. Non mi spiego la sua assenza dalla panchina per così tanti anni."

Un legame costruito tra successi, camere condivise e rispetto reciproco. Filippo Galli, centrale difensivo e storico compagno di squadra di Roberto Donadoni nei gloriosi anni del Milan di Arrigo Sacchi, ha tracciato per Il Secolo XIX, rispondendo alle domande del collega Armando Napoletano, un profilo intenso e autentico del nuovo allenatore dello Spezia. Un rapporto che nasce nell’amicizia e si consolida nella stima: “Gli ho mandato un messaggio – ha raccontato Gallicon scritto ‘In bocca al lupo, osso‘. È il soprannome che lo rappresenta meglio: duro, resistente, combattivo”.

Secondo Galli, Donadoni è un uomo di principi solidi e attenzione ai dettagli, tanto sul campo quanto nei rapporti umani. “È tenace, deciso e competitivo. Cura ogni particolare, ma non dimentica mai il lato umano. Questo è il suo tratto distintivo”. Un profilo che trova conferma nelle parole di Sacchi, per il quale Donadoni era l’emblema del calciatore totale: disciplinato in fase difensiva e capace di creare superiorità numerica in attacco.

Il ricordo dei tempi del Milan resta vivido: “In allenamento era sempre il primo a partire nelle corse – racconta Galli – e se qualcuno cercava di superarlo per scherzo, lui rilanciava, accelerava ancora di più. Era impossibile tenergli testa. Si rideva, ma si capiva subito chi avevi davanti: un vincente”.

Oggi, con Donadoni che è tornato ad allenare in Italia dopo sette anni di assenza, Galli non nasconde la propria sorpresa per questo lungo stop: “È un uomo di grande competenza. Non riesco a capire perché un tecnico così preparato sia rimasto fuori dal giro per tanto tempo. Forse nel calcio moderno contano altri fattori: procuratori, contatti, dinamiche di potere. Ma lui ha sempre seguito la sua strada, senza compromessi”.

La memoria corre anche a una notte speciale: la vigilia della finale di Champions League ad Atene nel 1994, quando il Milan si preparava ad affrontare il Barcellona di Cruijff. “Eravamo in camera insieme – ricorda Gallie guardavamo il Partenone dalla finestra. Io pensavo che quella partita potesse valere una carriera, lui la viveva con la stessa intensità. Poi la vittoria rese quella notte indimenticabile”.

Competitivo in campo e fuori, Donadoni non ha mai perso il gusto della sfida. Galli sorride nel ricordare le partite a biliardo o a golf: “Voleva vincere sempre, anche lì. Era un professionista in tutto”.

Ora lo attende una nuova impresa: rilanciare lo Spezia, penultimo in classifica in Serie B, con la stessa determinazione che lo ha sempre contraddistinto. “Quando Roberto prende una decisione – conclude Gallila porta avanti con coraggio e serietà. Non si tira mai indietro. E farà lo stesso anche in Liguria”.

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