L’Editoriale – Mercato chiuso: ha ancora senso dare un voto alle operazioni di un club?

Il mercato estivo si è chiuso tra giudizi e polemiche. Ma ha davvero senso dare un voto ai club? Un’analisi approfondita sulle scelte e i limiti delle società.

Mercato estivo finalmente concluso, una sessione lunghissima, estenuante che in molti vorrebbero (giustamente aggiungiamo noi) accorciare a prima del via delle competizioni ufficiali per partire con la squadra definitiva. I principali quotidiani sportivi non hanno perso l’occasione per stilare classifiche e giudizi basati su entrate, uscite e strategie di rafforzamento. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo preferito farli dare ai nostri lettori, che poi si spera siano anche tifosi, tramite un sondaggio, ma una cosa mi sembra giusta da ribadire. E’ davvero possibile dare un voto a una sessione di mercato? In effetti, una riflessione più approfondita, potrebbe portare a interrogarsi sul reale significato di queste valutazioni.

Mi spiego meglio: partendo dal presupposto che ogni Società sportiva (stiamo parlando di professionisti) operi per fare il meglio per il proprio Club che senso ha dare veramente un voto al mercato? In sintesi ogni operazione che viene fatta, sia in entrata che in uscita, dietro ha le proprie ragioni per il Club o per i giocatori. Prendere ad esempio la recente cessione di Rachid Kouda al Parma, operazione che ha consentito allo Spezia di mantenere i conti in equilibrio almeno fino al febbraio 2025, dimostra come non tutto possa essere ridotto a un semplice “voto di mercato”.

Non si può ignorare che ogni club agisca entro vincoli ben precisi, come il tetto salariale, il bilancio societario e le liste da presentare entro fine mercato. In questo contesto, anche le operazioni apparentemente discutibili assumono un significato più ampio. Pensare che un investitore entri in un club esclusivamente per guadagnare, come nel caso di Tom Roberts allo Spezia, rischia di semplificare eccessivamente una realtà molto più complessa. Oltretutto considerando il patrimonio personale del proprietario del Club di via Melara pensate ne avesse davvero bisogno?

Roberts, da sempre amante e praticante del calcio tanto da essere il donatore principale e aver dato il nome a uno stadio per il calcio al suo vecchio college, la Princeton University, dove era un portiere da record, è stato attirato dal progetto tecnico e infrastrutturale del club ligure, grazie anche alla spinta dell’amico ed ex tecnico Charlie Stillitano. La ristrutturazione dello stadio, gli interventi sul centro sportivo “Ferdeghini” e i 26 milioni investiti in due tranche per evitare guai peggiori sembrano dimostrare una volontà di rilancio, più che un’operazione a fini di lucro. Il profitto, in questi casi, non è sempre e solo economico: può trattarsi anche di visibilità, sviluppo del territorio, o semplice passione sportiva.

Le lamentele per mancate operazioni l’acquisto mai concluso o la cessione sofferta – dovrebbero essere filtrate attraverso la consapevolezza delle reali possibilità del club. Ogni società agisce secondo un progetto definito, rispettando parametri economici stringenti. E quando un calciatore decide di rimanere, bloccando magari l’arrivo di un rinforzo, sta semplicemente esercitando un suo diritto contrattuale. I contratti sono vincolanti per entrambe le parti, e il club è libero di tenerlo fuori rosa, continuando a onorare l’accordo.

Il tifoso resta spettatore, partecipe ma esterno alle dinamiche più profonde. Può giudicare, può criticare, ma solo chi vive il club dall’interno conosce appieno le motivazioni dietro ogni scelta. È per questo che affidarsi alle dichiarazioni ufficiali, per quanto possano apparire di facciata, resta uno dei modi più diretti per avvicinarsi alla verità.

Il calcio moderno, salvo rare eccezioni come la Premier League con i suoi introiti almeno dieci volte superiori a quelli “italici” alla voce diritti TV, non è più terreno fertile per grandi guadagni, ma un ecosistema in equilibrio precario. Quante società, anche storiche, falliscono e rischiano di ripartire dai dilettanti? (in ultimo abbiamo i recenti casi del Brescia salvato da Pasini tramite il sacrificio della Feralpisalò, Lucchese, Pistoiese, Spal e chi più ne ha più ne metta, Ndr). Per questo, un club che riesce a mantenere la categoria, investire nelle strutture e nel settore giovanile, come ha fatto lo Spezia negli ultimi anni, deve essere considerato un modello di sostenibilità.

Giocatori come Bertola, Candelari e Mascardi, emersi dal vivaio, sono la prova tangibile che il lavoro a lungo termine sta dando i suoi frutti. Senza dimenticare i precedenti talenti come Maggiore, Bastoni, Vignali, Mulattieri, Okereke e Sadiq giusto per citarne alcuni. Una filiera che continua a produrre, consolidando le fondamenta del club.

Certo sul mercato si pagano, soprattutto nel lungo periodo, le scelte sbagliate e a La Spezia lo sappiamo bene. L’allontamento di Pecini, l’arrivo di Macìa hanno creato situazioni economicamente complesse e con risultati sotto il piano sportivo deludenti. Ma il Club si è rimesso in carreggiata e sta lavorando con un progetto quinquennale per tornare dove era tre stagioni fa. Melissano si è dimostrato capace e lungimirante, la scelta di Gazzoli come CEO ha portato risultati sia a livello societario che strutturale. Non si può avere “tutto e subito” (quanto ci ha messo e quanto ha investito il PSG per vincere la sua prima Champions League?), ma sicuramente sembriamo aver imboccato una buona strada. Siamo diventati un modello di valorizzazione di giovani campioni delle squadre di maggior caratura per la Serie A e in ottica mercato questo è sicuramente un “plus“.

In definitiva, forse il vero giudizio sul mercato – quello che conta davvero – è quello che arriva dal campo. È lì che si misurano le scelte fatte, le strategie adottate e la validità dei progetti (sempre senza dimenticare quei “paletti” di cui parlavamo in partenza). Perché alla fine, come sempre, il verdetto più sincero sarà quello dei novanta minuti.

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Faber
Faber
6 mesi fa

Tutto giusto. Tuttavia continuare a menzionare Bertola come un esempio del lavoro a lungo termine a partire dal settore giovanile mi pare un giudizio parziale. I frutti del buon lavoro fatto con Bertola chi li raccoglie? L’Udinese probabilmente, dato il minimo sforzo sostenuto per acquisirlo. Al successo sportivo si contrappone il flop gestionale. Auguriamoci, invece, che casi del genere non si ripetano, soprattutto per chi deve puntare sulla valorizzazione dei giovani per sostenere economicamente le ambizioni della squadra. L’altro appunto riguarda l’accostamento tra le dichiarazioni ufficiali e la verità. Questo potrà accadere in un mondo ideale ma non certo o… Leggi il resto »

Hai Fidanken
Hai Fidanken
6 mesi fa
Reply to  Faber

Beh Bertola è un fallimento gestionale dal punto di vista economico riconducibile a grandinata Macia.
Il discorso sulla stampa…concordo. serve l’indagine però quando hai una gestione approssimativa. E serve che tutti siano sentinelle…dai tifosi all’informazione.
Oggi abbiamo buon senso e trasparenza
, parlano o fatti. Incalzare significherebbe voler fare polemica a tutti i costi e sarebbe poco costruttivo.
Ti han detto chiare le ragioni dell’esclusione di Verde, nn girano intorno alle cose.
Poi, giustamente, Gazzoli disse che i numero del budget non li dirà mai nemmeno sotto tortura…in modo simpatico ti ha detto una cosa ovvia e giusta.

Faber
Faber
6 mesi fa
Reply to  Hai Fidanken

Precisazioni su cui concordo in pieno.
La società ha il diritto/dovere di tutelare i propri interessi e quelli dei propri dipendenti attraverso atti e comunicati “opportuni”.
L’informazione ha il diritto/dovere di ricercare, per quanto possibile, la verità, anche se questa può apparire inopportuna.

Has Fidanken
Has Fidanken
6 mesi fa
Reply to  Faber

Cosa Mancata con Volpi e Platek.
Sulla comunicazione: se anche spiegassrrp i temi economici mi sono reso conto con gli anni che passano che pochi tifosi hanno interesse…il principio è butta i soldi 🙂

Commento da Facebook
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6 mesi fa

Tutto giusto

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6 mesi fa

Sono pienamente d’accordo con tutto ciò che è stato scritto.

Has Fidanken
Has Fidanken
6 mesi fa

Oh! Bell’editoriale! Non il solito articolo… Proprio ieri ho fatto una riflessione simile in altre pg. Aggiungo a quanto hai scritto che anche le convocazioni in Nazionale danno bonus economici dalla Federazione (le nazionali Under) e da FIFA ed UEFA per le competizioni importanti. Alcuni prestiti, che fanno storcere il naso, permettono al Club incassi come premi di valorizzazione. Alcuni “azzardi”, visti tali fuori, come Mascardi o Candelari, i giovani evidentemente più pronti anche di testa oltre che di ovvie qualità tecniche, sono la linfa tecnica ed economica del prossimo futuro al netto di qualche sbavatura nel presente. Detto questo… Leggi il resto »

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