Spezia, il gioco aereo è un’arma vincente: Turati sulle orme di Italiano, ma anche di D’Angelo

I gol di testa accomunano l’attuale formazione aquilotta alle squadre del passato. Sganzerla ha aperto la strada contro il Gubbio dopo appena tre minuti: il tecnico bianconero conosce bene il valore delle incursioni in area.

Lo Spezia di Marco Turati presenta diversi punti di contatto con la squadra allenata da Vincenzo Italiano, del quale l’attuale tecnico aquilotto è stato a lungo collaboratore prima nel Club di via Melara e poi alla Fiorentina. Difesa alta, pressinsg asfissiante sul portatore di palla avversario per recuperare velocemente il pallone, gioco offensivo, tridente con importante apporto degli esterni e sovrapposizioni dei terzini fino agli inserimenti delle mezzali.

Esiste, però, anche un legame con la formazione guidata da Luca D’Angelo, capace di sfiorare la promozione in Serie A nella stagione 2024/2025, arrendendosi soltanto nella finale playoff contro la Cremonese. Il tratto comune con la squadra allenata dall’Omone di Pescara è soprattutto il gioco aereo, una risorsa che entrambe le squadre hanno saputo sfruttare per trovare la via del gol, tanto su palla inattiva quanto durante lo sviluppo della manovra.

Sganzerla apre la strada contro il Gubbio

L’ultima dimostrazione è arrivata sabato sera al Picco, nella sfida vinta per 2-0 contro il Gubbio. Dopo appena tre minuti, il difensore centrale Riccardo Sganzerla ha sbloccato il risultato sugli sviluppi di un calcio d’angolo, confermando l’importanza delle palle inattive nel repertorio dello Spezia. Insomma, la pericolosità sui calci piazzati e la capacità di colpire di testa non sembrano caratteristiche casuali. Turati sta infatti trasmettendo alla squadra una qualità che conosce molto bene anche per esperienza personale.

Turati, un difensore con il vizio del gol

Come ricordato oggi dal collega Armando Napoletano sulle pagine de Il Secolo XIX da calciatore, l’attuale allenatore aquilotto ha costruito una carriera importante nel ruolo di centrale difensivo: 352 partite e 35 gol, di cui 19 in Serie B e ben 14 di testa. Numeri che raccontano la sua abilità negli inserimenti in area avversaria e nel gioco aereo.

Tempo fa, Turati aveva raccontato con ironia come fosse nata questa sua qualità: «Intorno ai 15-16 anni mi sono sviluppato in altezza e quindi diventavo incontenibile per le difese nelle giovanili. Atalanta e Milan mi cercarono, ma i miei genitori non potevano, per lavoro, sobbarcarsi 40 chilometri al giorno per portarmi agli allenamenti lontano da Oggiono. Ho poi lavorato sul gioco aereo e in carriera ho segnato parecchio».

Un archivio di gol da mostrare ai figli

Il tecnico ha anche svelato un curioso retroscena familiare, legato al desiderio di conservare i ricordi della propria carriera: «Qualche tempo fa ne ho parlato con i miei due figli e, per spiegare loro la cosa, ho creato un CD che conservo con tutti i miei gol. Magari anche per farglielo vedere, perché solo il più grande ha avuto l’occasione di vedermi giocare nel finale della mia avventura nel calcio». Un passato da difensore goleador che oggi può diventare una risorsa anche per lo Spezia. E il riferimento a Braglia riporta a un altro capitolo della carriera di Turati: con la maglia del Chieti, sotto la sua guida, il centrale realizzò due reti, una delle quali di testa.

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4 ore fa

D’Angelo? Ma anche no

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